Las Flores Molestas: “Il nostro nuovo album vi farà fare un salto dalla sedia, vi creerà dipendenza!”

Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistare i Las Flores Molestas, band di Vicenza che racconta la vita, con tutte le sue insidie, malattie e malinconie, con una il trascinante fervore di chi non è mai stanco e si sente sempre parte di una festa balcanica.

Pissin’around” è il loro nuovo album ricco di collaborazioni, pubblicato da pochi giorni ed anticipato dal singolo “At The Station” (accompagnato dal videoclip ufficiale, visibile qui).

Di seguito, la nostra intervista.

Las Flores Molestas – Intervista.

Ciao ragazzi e grazie per questa chiacchierata. E’ appena uscito “Pissin’Around”, il vostro nuovo albu, ma parliamo prima di “At The Station”, il singolo che ha anticipato il disco. Di cosa parla e che relazione c’è con il videoclip?

Olà ragazzi e grazie a voi! “At the station” parla di un amore passato, descrive il ricordo di un significativo incontro alla stazione dei treni; poi racconta della rottura, il blues e rivolge un forte invito ad ascoltare la canzone. Il ritornello dice “quanto a lungo canterò questa canzone? Finché non saremo partiti assieme” (non è importante il dove!). Il video inizia con un flashback di questo incontro alla stazione e poi improvvisamente si passa ad un tempo futuro in cui entrambi, io e la ex ragazza, abbiamo dei nuovi compagni, ma i nostri destini sono legati dall’amore che è ancora vivo. Nella scena onirica della danza al lago, tutti quanti ci ritroviamo e festeggiamo assieme agli amici che hanno supportato la speranza che questo sogno potesse realizzarsi. Nella scena finale io e la mia nuova compagna ce ne andiamo via da soli, così è andata la storia, siamo piuttosto certi che questa canzone, oltre all’intero album, possa rendere questo sogno, questo desiderio tanto atteso una realtà. Effettivamente nella versione integrale di “At The Station”, che potrete ascoltare nei digital stores, sbuca una mezza strofa in più che dice “vedo la mia ragazza alla stazione, lei prende la mia mano e canta con me”, il sogno viene dichiarato ed in un certo senso comunque finisce col realizzarsi.

“At The Station” sembra in qualche modo volerci comunicare un momento di passaggio; è così? Quali sono stati i passaggi fondamentali del percorso artistico dei Las Flores Molestas e sapete già quali saranno i prossimi?

Sì, “At The Station” e la successiva pubblicazione dell’album, segnano un momento di passaggio, il superamento del trauma sentimentale e personale di Federico, l’autore delle canzoni: la malattia e le sue implicazioni sul piano umano relazionale. Il suo canto e tutta l’orchestra che lo accompagnano, come se da esso fossero sostenute (effettivamente in studio si è partiti registrando sopra una base di chitarra e voce), sono un’affermazione di energia sonora, visionaria, sensuale, un’esplosione della vita che risorge dopo la tempesta raffigurata nel video di “My Light is Gonna Shine” dopo un lungo, lungo, lungo, lungo…respiro. Nasciamo come blues rock band, amiamo il jazz, ma non solo in senso tradizionale, i ritmi latinoamericani, quello che ci accomuna di più è la passione per musica degli anni ’60-’70 e la voglia di far ballare, cantare ed impazzire le persone.

Ci sono effettivamente delle somiglianze con la visione artistica di Goran Bregovic?

Ho assistito ad un concerto di Goran Bregovic durante il quale i suonatori di strumenti a fiato andavano in giro a molestare giocosamente la gente soffiando a pieni polmoni in mezzo al pubblico! Goran Bregovic iniziò il suo rapporto con la musica fondando una cover band dei Led Zeppelin e tutti i film di Kusturica – per i quali ha riarrangiato e composto meravigliose musiche balcaniche – descrivono scene di feste pazze in cui la gente mangia, fa l’amore, balla, si prende a pugni perché ha bevuto troppo, ci sono sempre tantissimi fiati che richiamano tantissimo New Orleans anche se giocano su ritmi diversi; sono film che parlano di amore, di immigrazione, di interculturalità, del bisogno di festeggiare condividendo.

Vediamo che avete un’intensa attività live; com’è stato condividere il palco con i Sonohra? Qualche aneddoto divertente?

E’ stato un po’ assurdo, eravamo molto stanchi ed abbiamo lavorato anche nei momenti di pausa con cellulari e computer portatile. Ciò nonostante è stata un’esperienza bellissima, c’era un pubblico molto recettivo verso la musica, ci siamo divertiti e siamo grati ai Sonohra per averci voluti con loro per questa apertura. Poi da veri fiori molesti ce ne siamo andati, dopo esserci scusati, perché oltre ad essere stanchi come pochi, io ebbi l’idea sconsiderata di festeggiare il mio compleanno alle 10 del mattino del giorno seguente…al fiume (ride).

Come deve essere il live perfetto dei Las Flores Molestas?

Preferibilmente a Tijuana, con tutte le persone che si spogliano verso metà o tre quarti del concerto ed un trenino che parte verso la fine, deve concludersi in una Jam in cui il pubblico viene coinvolto attivamente catturato dall’energia che si scambia con la band (che anche si risveglia man mano, diventando sempre più molesta) e diventa protagonista, artista come era Joseph Beuys e senza chiedersi perché si è ritrovato nudo – in senso letterale o figurato – a danzare, cantare, battere le mani, scalare sedie e lampadari e magari baciare la sua ragazza o quella del suo miglior amico (ride).

Ultima domanda: come suona il vostro album appena uscito?

Aggressivo e dolce allo stesso tempo, groovoso, acido, raschioso, malinconico e allegro, ironico, molesto. Ci saranno sicuramente dei fiati! Vi farà fare un salto dalla sedia ed ammattire, vi creerà dipendenza, vi concilierà il sonno, i sogni e gli incubi (ride)! Ne siamo certi, eseguiamo periodicamente rituali di stregoneria voodoo per tutelare al massimo le nostre sorti e quelle dei nostri fan (ride)!

Si ringraziano i Las Flores Molestas e, come sempre, l’Ufficio Stampa RedBlue.

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