La Stanza Della Nonna: “Non smetteremo mai di essere in debito con chi ci ascolta”

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con La Stanza Della Nonna, band di Messina che ha pubblicato lo scorso inverno un nuovo album, “Dove gli occhi non possono arrivare“, disco che suona come un film neo-realista in bianco e nero, di quelli chiassosi e dai toni provinciali.

Ci siamo innamorati di loro sin dal primo ascolto e, quanto segue, è quello che ci hanno raccontato.

La Stanza Della Nonna – Intervista.

Ciao ragazzi e grazie per questa chiacchierata! Il vostro nuovo disco, “Dove gli occhi possono arrivare”, è uscito quattro anni dopo il vostro precedente album. Quanto è cambiato per voi e nel mondo nel frattempo?

Ciao e grazie a voi! Bè, è cambiato tutto! Da alcuni componenti della band, ai nostri gusti personali, al modo di approcciarsi ad un brano da arrangiare. L’unica cosa rimasta uguale è la voglia di esprimersi e comunicare attraverso i testi i nostri pensieri, storie o svarioni!

Nell’album il rock si declina in varie dimensioni, a tratti con qualche sfumatura prog italiana, a tratti avvicinandosi al folk ed alla canzone d’autore, ma senza paura di inserirci elementi elettronici. Da dove traete ispirazione per comporre i vostri brani? Che tipo di musica ascoltare solitamente e siete tutti appassionati di generi similari o avete ascolti ed esperienze parecchio diversi fra di voi?

Probabilmente la nostra forza è stata quella di non avere la stessa esperienza musicale come musicisti e come ascoltatori. Ognuno di noi ama un genere diverso. La cosa che ci accomuna è il volere scoprire il “nuovo” e questo ha fatto sì che si potessero mischiare vari mondi per cercare il nostro sound.

Ascoltando i testi dei brani mi è parso di sentire echi quasi letterari nel modo di scrivere e nel vocabolario utilizzato. È una percezione corrispondente al vero? Ed, in caso affermativo, avete qualche buona lettura da consigliarci?

Anima d’idrogeno” è un brano ispirato ad un testo letterario, “Le stagioni dell’acqua” di Giuseppe Conte, un grandissimo poeta genovese. In genere a scrivere i testi siamo in due. Gianluca più istintivo e Claudio più poetico, ma cerchiamo sempre un modo per far sposare questi due mondi. Lettura consigliata “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, di Italo Calvino.

Riprendo il titolo di uno dei brani del disco, “Hai mai visto asini volare?“, mi è venuto in mente il famoso coro dei rivali dell’Hellas che quando il Chievo era in serie B cantavano “quando i mussi i volarà, faremo il derby in Serie A”, dove i mussi sono gli asini in dialetto veneto, a sottolineare il fatto che il Chievo non sarebbe mai e poi mai salito in Serie A. A voi, come band, è mai capitata una situazione in cui qualcuno vi ha metaforicamente detto che avreste raggiunto un risultato od ottenuto qualcosa di soddisfacente solo quando “gli asini si fossero messi a volare”?

Diciamo sempre! Spesso se parli con gente esterna al mondo musicale la cosa che ci viene detta è: ma è difficile! Non è facile! Non tutti sono Vasco Rossi ed avete partecipato ad un talent?

Entrambe le vostre campagne di crowdfunding hanno raggiunto l’obiettivo prefissato, fra cui quella per la registrazione e la produzione di questo album. Ci raccontate qual è il segreto per avere successo in queste campagne?

Eh, il segreto è la fortuna di esser riusciti a lasciare qualcosa a chi ci ascolta. Noi siamo una band indipendente ed i nostri seguaci lo sanno benissimo. Non smetteremo mai di essere in debito con loro! Per il terzom comunque, non li disturberemo (ridono).

Ultima domanda: progetti per il futuro?

Bella domanda! Se tutto va bene ed il mondo torna alla normalità, abbiamo un secondo disco da far conoscere in giro per l’Italia. Quando è scoppiata l’emergenza COVID eravamo in pieno fermento e siamo riusciti a fare solo una decina di date.

 

Si ringraziano i La Stanza Della Nonna e, come sempre, l’Ufficio Stampa Conza.

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