Alex Castelli: “Puntare in alto non è sinonimo di arroganza, ma è sinonimo di intraprendenza, tenacia e coraggio”

Alex Castelli è un cantante, chitarrista e compositore della provincia di Bergamo. Tante esperienze, tante influenze, tanti i generi musicali ascoltati, suonati e studiati nel corso degli anni. Come tante sono le sue fonti di ispirazione: dagli Afterhours, alla tecnica della PFM, dalle suggestioni dei CSI, ai testi e l’ecletticità di Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e Max Gazzé, fino ad arrivare all’indie/pop dei Blur ed ai suoni grezzi dei Nirvana,

Alex inizia il suo percorso artistico alla fine degli anni ‘90, periodo in cui comincia anche ad esibirsi nei suoi primi live nei locali della zona tra Bergamo e Milano. Un’esperienza di oltre 20 anni nell’ambito musicale, con svariate band per le quali solitamente ricopre il ruolo di leader: voce e chitarra solista, ma soprattutto anima. Tra queste, la più significativa è stata con il “Manzella Quartet”, gruppo che ha avuto una buona visibilità a livello nazionale grazie al programma televisivo “Italia’s Got Talent” (che li ha portati fino alla finale) ed alle collaborazioni con Legambiente Italia (con la vittoria del “Premio Italiano per la creatività nel diffondere tematiche ecologiche”, nel 2018), con FIMA (Federazione italiana Media Ambientali) e con aziende nazionali e non per svariati eventi (Ikea, Lagostina, Santini SMS, Pomellato, ecc ecc).

I suoi ultimi singoli, “C’è di mezzo il mare” (video qui) e “Gabriele” (video qui), anticipano l’album di prossima uscita “Caduti liberi”.

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Alex; di seguito, la nostra intervista.

Alex Castelli – Intervista.

Ciao Alex e grazie per questa intervista. Il tuo nuovo album, in uscita nei prossimi mesi, si intitola “Caduti liberi”. Cosa vuol dire, per te, “cadere liberi”?

Ciao ragazzi, grazie a voi! Cadere liberi è ciò che accade dopo aver spezzato le catene, dopo aver vissuto un periodo in cattività, bloccati da noi stessi. Vincendo la paura del cambiamento, si affronta la vita in un modo più consapevole, non si accettano più i vincoli e restrizioni, si desidera raggiungere la libertà. Affrontando il percorso di cambiamento, spesso si cade, ma poi ci si rialza più forti e finalmente liberi dai vincoli e dai condizionamenti che ci bloccavano.

“Gabriele” è il tuo ultimo singolo. Come definiresti questa canzone?

“Gabriele” è una canzone di pancia. Nasce da una grande incazzatura… “Gabriele” è il concentrato di quello che spesso all’estero viene additato come l’italiano furbo ed opportunista e per questo motivo odioso, è un vero e proprio archetipo. Spero che andando avanti nel tempo, ci sarà più consapevolezza del ruolo che l’Italia ha nel mondo a livello culturale: l’Italia non è fatta solo dai Gabriele, voglio essere positivo. Di Gabriele ce ne sono tanti, ne ho incontrati tanti… e mi hanno fatto venire il mal di pancia.

Nel videoclip hai presentato Gabriele con una maschera da maiale. Qual è il motivo di questa scelta?

Beh il maiale, per quanto sia un animale a me molto simpatico, suo malgrado ha nell’immaginario collettivo un collegamento alla sporcizia. Un animale che vive purtroppo in spazi stretti, ammassato e di conseguenza, nella sporcizia. Il maiale  sporco è una metafora della sporcizia interiore di Gabriele: fuori spesso questi personaggi sono puliti, tengono molto all’apparenza, alla facciata esteriore, ma dentro hanno gran poco di pulito.

Nella tua biografia racconti di aver avuto molte influenze da realtà italiane e non. Quali sono però quelle che hanno maggiormente influenzato il tuo album?

Ascolto tantissimi generi musicali e band. Meno i cantautori. Mi capita di ascoltare anche artisti che suonano strumentali. Tommy Emmanuel è un esempio, un chitarrista acustico che ha molto influenzato la mia tecnica chitarristica più recente, di suo ci sono tante ispirazioni nell’album “Caduti Liberi”. Ma anche i Queens of the Stone Age o i Radiohead, Wilco, oppure gli Afterhours, la PFM, Battisti, Daniele Silvestri… tutta fonte di ispirazione, musicale, ma anche nella stesura dei testi. Anche il jazz mi ha molto ispirato, Wes Montgomery è ad esempio un chitarrista che ho ascoltato e studiato parecchio… Insomma, gli influssi sono troppi per poterli elencare, comunque non sono un fan sfegatato di nessuno.

Qual è il potenziale che vedi ancora inespresso del tuo album?

L’album ha un ottimo potenziale live, purtroppo ad oggi inespresso, anche con chitarra e voce, ma soprattutto con una band.

Hai già in mente progetti futuri?

Ora sto preparando altre canzoni, un altro album in arrivo, magari anticipato da singoli inediti. Tematiche introspettive, maggiormente legate all’attualità ed al sociale, sempre raccontando esperienze in prima persona. Puntare in alto non è sinonimo di arroganza, ma è sinonimo di intraprendenza, tenacia e coraggio. Bisogna sempre puntare in alto, con umiltà e con dedizione al lavoro: nel prossimo futuro lavorerò per trovare opportunità per presentare le mie canzoni, puntando più in alto possibile. Poi, altri passi li farei su un palco… Suonare e cantare davanti ad un Iphone mi pare alienante e sminuente, quindi sto cercando di capire come ci si muoverà da qui in avanti con la musica dal vivo.

 

Si ringraziano Alex Castelli e, come sempre, Salvatore Imperio di Musica Italiana Emergente (MIE)

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