E’ online “7”, il disco nato dalla mente di sette producer italiani che racconta in musica i sette vizi capitali

È disponibile in tutti gli store digitali “7” (Cripta & Co), disco nato dalla mente di sette produttori durante il periodo di quarantena.

Anatema, Romeo Marchi, Kang Brulèe, Grindalf, Hoovr, Jaze, Polezsky, questi i sette producer. Due brani vedono la collaborazione di Whoisgabco (“Lussuria“) e Majo (“Gola“).

Nell’album i sette vizi capitali vengono espressi in musica all’interno di altrettanti brani, partendo dal bisogno di esorcizzare la tentazione al lasciarsi andare, una sensazione comune provata da molti di noi durante questo periodo di reclusione. Il punto di riferimento principale è stato il cinema e più precisamente “Seven”, la celebre pellicola di David Fincher del 1995: il processo artistico si è quindi basato proprio sulla volontà di traslare la dimensione visiva dei sette vizi capitali in una dimensione uditiva, elettronica, più congeniale agli artisti coinvolti.

Il numero sette simboleggia, secondo diverse culture antiche, la perfezione e la completezza, ma è anche un numero ricorrente nei testi sacri e nella simbologia: le sette piaghe d’Egitto, i sette bracci del candelabro ebraico Menorah, i sette attributi fondamentali di Allah, i sette Dei della felicità del Buddhismo e dello Shitoismo, ma anche sette come il numero divino per eccellenza nel Cattolicesimo, poiché ricorda il riposo di Dio dopo la creazione. Sette sono i sacramenti, i doni dello Spirito Santo ed i sigilli spezzati nell’Apocalisse di Giovanni.

“7” – Tracklist:

  1. Superbia (Anatema)
  2. Lussuria (Romeo Marchi e whoisgabco)
  3. Avarizia (Kang Brulèe)
  4. Accidia (Grindalf)
  5. Ira (Hoovr)
  6. Invidia (Jaze)
  7. Gola (Polezsky e majo)

“7” Track by Track:

Secondo la cultura religiosa l’uomo desidera sette beni.

Superbia (Anatema). Il primo bene è spirituale ed è la consapevolezza di sè, della propria eccellenza, che genera così la superbia. Una voce profonda che pretende di elevarci, tramutando la cieca e spropositata considerazione che abbiamo di noi stessi in disprezzo per gli altri. Quello che il superbo si porta dentro è il lamento di un leone ferito a morte, che prova sporadicamente a ruggire ancora per convincere se stesso della sua superiorità, incapace di accettare la rovina che la sua stessa natura gli ha procurato. Anatema ha provato a rendere in musica il vizio creando un ambiente maestoso ma ostile, crepato da interferenza. Superbia è una traccia complessa e volutamente pretenziosa: emula la superbia stessa ma si sfigura in autonomia nella spasmodica ricerca d’attenzione, fino al punto di frantumare lo specchio in cui si rifletteva compiaciuta.

Lussuria (Romeo Marchi, whoisgabco). Il secondo desiderio è di tipo sessuale, il quale, se spinto all’eccesso, genera la lussuria. In questo brano, la ‘strada eticamente giusta’ è ben chiara – definita dai synth centrali e dalla parte mono. Gli elementi che, invece, si ripetono nelle casse sono l’equivalente delle tentazioni e voglie che continuano a ripresentarsi, distogliendo l’ascoltatore dal focus. Il lavoro di Romeo Marchi e whoisgabco si è focalizzato principalmente nel suscitare i sentimenti che caratterizzano la lussuria attraverso gli elementi che la compongono: una forma di trasgressione in cerca dell’accettazione di sé e del proprio peccato. Vengono così ricreati, attraverso mix e produzione, ambientazioni che permettono di comprendere come il pensiero si relaziona al vizio: il synth bass che gira intorno durante l’intro, combinato ai rumori di fondo, permette la perfetta comprensione del mondo in cui ci stiamo addentrando; le voci incontrate a metà strada rappresentano, invece, la fase meditativa che segue il primo atto, la quale lascia subito spazio al drop: l’abbandono alla trasgressione, intensa e piacevole come mai prima. Il pitch shift nella parte finale conferma il cambiamento definitivo, la conglobazione dell’euforia e dell’adrenalina.

Avarizia (Kang Brulèe). Il terzo bene è la ricchezza: quando troppo desiderata sfocia nell’avarizia. Qui l’immagine si fa più comica ma ma sempre strumentale: il protagonista è Paperon de Paperoni ed il Deposito ove conserva la sua fortuna. Il gesto più rappresentativo dell’attaccamento al denaro è sicuramente il bagno nella piscina di monete: un momento estatico in cui ci si perde nell’effimero appagamento procurato dai beni materiali. Il denaro, il possesso e la scarsa inclinazione alla condivisione dei propri averi impoveriscono e scarnificano l’anima. Il suono campionato di monete e banconote circonda la traccia, effettuando continue variazioni, alternandosi, deformando, esattamente com’è deformata la visione della realtà dell’avaro. È la personale ‘danza dei soldi’ di Kang Brulèe: il solitario ballo dell’avaro.

Accidia (Grindalf). Se il bene spirituale viene trascurato per pigrizia, l’uomo esprime accidia. I ritmi frenetici ai quali siamo sottoposti, la quantità di informazioni – spesso inutili e superficiali – che assimiliamo ogni giorno genera mancanza di spazio per le reazioni creative nella nostra mente, troppo impegnata ad elaborare le vite altrui. Una specie di indifferenza empatica che Grindalf ha voluto trasformare in musica attraverso ritmi lenti e trascinati, suoni e voci stretchate per andare a ricreare delle sorte di sbadigli nella traccia, subito interrotti da ritmi più veloci e stridenti, simulando questo ‘Up & Down’ tra flussi costanti di dati ed apatia.

Ira (Hoovr). Quando l’uomo rifugge il bene altrui, cercando danno o vendetta, si genera l’ira. È un grido di disperazione, una reazione umana ad un mondo ingiusto ed impietoso. Nell’intro, una voce accorata accompagna un tappeto neutro di pad e strumenti acustici: un falso senso di sicurezza che anticipa il peggio. Dopo un ultimo grido dolente, una valanga di angoscia abbatte lo status quo con una sequenza di ritmi martellanti e sintetizzatori ipnotici, quasi stonati, che annunciano la discesa verso l’inferno.

Invidia (Jaze). L’uomo rifugge il bene del prossimo perché minaccia di oscurare la consapevolezza di se stesso, generando invidia. Quest’ultima logora, inghiotte, penetra nel cervello. È un suono acuto, assordante; è un corvo che fissa una carcassa: aspetta solo il momento giusto per lanciarcisi sopra. Questi elementi qui menzionati vengono sapientemente fusi da Jaze, rappresentando al meglio il concetto in formato sonoro. Il sussurro diventa quindi punto di partenza e di arrivo del sentimento, prendendo una forma circolare e sfumando all’interno del brano.

Gola (Polezsky, majo). Il consumo esasperato di cibi e bevande degenera in gola. L’immagine è quella di Viale Jenner, Milano: lo stesso grigio a quattro corsie di quando ancora non servivano le mascherine. Hanno aperto da poco un Burger King e c’è un uomo che si spinge nella bocca un panino, nemmeno respira; ora butta giù le patatine col suo mezzo litro di coca cola che gli cola dal labbro. Si sente il suo ansimare anche dall’autobus 90. La produzione nasce spontanea e genuina: la masticazione di majo, ripresa, pitchata e campionata, si trasforma nel tappeto della traccia, dando una sfumatura reale ed in linea con il concept.

 

Si ringrazia l’Ufficio Stampa Your Local Support per la collaborazione.

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