Moca: “Nel nostro lavoro non crediamo esista un vero e proprio punto di arrivo. Speriamo piuttosto di riuscire a dar vita ad un percorso che possa non finire mai”

Lo scorso 19 Giugno, come anticipato in questo articolo, è uscito “Oplà“, prima parte del debut album dei Moca.

Un progetto che ci è piaciuto moltissimo, che racchiude tre inediti ed i sei brani che nel corso dei mesi scorsi, hanno consacrato la band tra le nuove promesse del panorama italiano, ma, al tempo stesso, rappresenta per i Moca un punto di immediata ripartenza.

Moca – Intervista.

Ciao ragazzi! Dopo tanto tempo, è finalmente arrivato il momento di “Oplà”, prima parte del vostro album d’esordio. Come vi sentite dopo tutta questa attesa e perché la scelta di uscire ora?

Ciao! Ci sentiamo molto euforici ed abbiamo una gran voglia di festeggiare, ovviamente entro i limiti consentiti dalla legge!  A causa dell’emergenza sanitaria in corso, non avremmo potuto cominciare il tour (avevamo già un po’ di date programmate per la primavera), così, all’unanimità, abbiamo deciso di rimandare l’uscita del disco a data da destinarsi; nel frattempo però abbiamo continuato a scrivere e lavorare a nuovi brani, così da trovarci ad oggi con 2 album per le mani. Abbiamo quindi deciso di dividere il tutto in due parti e la prima, di tirarla fuori ora: era importante per noi mettere un punto ad un percorso iniziato già da un paio di anni!

“Oplà” arriva dopo un’ascesa su Spotify che vi ha portato addirittura a finire nella Viral 50 – Italia. Come sentite il supporto dei vostri fan dietro questi numeri così importanti?

Nei live dello scorso inverno il supporto ed il calore della fanbase era impossibile da non sentire. Ci hanno regalato emozioni uniche, che non dimenticheremo. Adesso è un po’ più complicato: riusciamo a mantenere il contatto tramite i Social, anche se non è esattamente il nostro ambiente, cerchiamo di tirare fuori sempre qualche contenuto interessante ed il supporto appare sotto forma di like o condivisione. In questo periodo complicato, ci accontentiamo!

Cosa avete voluto raccontare con questo primo album (o prima di due parti)? Lo sentite come un punto di arrivo o come un punto di partenza?

Questo album racconta le nostre vite quotidiane, che tutto sommato non credo siano poi così distanti da quelle di chiunque altro! Ci sono messaggi importanti che abbiamo voluto lanciare, ci sono emozioni e riflessioni spesso anche personali che abbiamo raccontato in musica. “Oplà vol. 1”, è decisamente un punto di partenza (letteralmente). In generale, nel nostro lavoro non crediamo esista un vero e proprio punto di arrivo. Speriamo piuttosto di riuscire a dar vita ad un percorso che possa non finire mai.

Perché la scelta di dividere il disco in due parti? E’ una questione di numero di tracce o c’è un altro motivo?

La scelta di suddividere in 2 volumi direi che in primis viene dalla prospettiva di poter ricominciare a fare musica dal vivo come la ricordiamo (il secondo volume uscirà infatti in inverno, nel momento il cui si potrà tornare in tour in condizioni “normali”, si spera). Inoltre c’è l’aspetto strettamente artistico: avevamo per le mani tanti pezzi, e tanta voglia di far uscire un disco, per mettere un punto al nostro percorso sino ad ora. Poi, ci sono diverse novità ed opportunità che bollono in pentola (non è ancora il momento di parlarne), quindi aveva ancora più senso.

Tre dischi che hanno ispirato “Oplà”?

Sicuramente “Sticky Fingers” dei The Rolling Stones, così a prescindere, perché ce lo troviamo sempre sullo stereo.
L’ultima festa” di Cosmo, che ha un po’ rivoluzionato il nostro sound, quindi gli dobbiamo parecchio!
infine, “Il Nostro Caro Angelo” di Lucio Battisti, un altro disco che ci ha molto ispirato e che ci ispira tuttora.

Qual è la canzone del disco a cui è più legato ognuno di voi?

Abbiamo nominato tutti canzoni diverse, quindi faccio un bell’elenco:
– la preferita di Dave è “Varanasi“, perché per lui la domenica mattina è qualcosa di davvero particolare sotto molti punti di vista: ha un problema con la domenica!
– la preferita del Maestro D’Antoni è “Oh cielo!“, perché a lui piacciono i treni!
– la canzone che Nico Gianna preferisce è “Bailamme“, crediamo che lo emozioni un po’, anche se non me l’ha mai detto!
– Manuel dice “Astenopia“, perché non ha molta fortuna con le relazioni, lui è troppo buono!
– per quanto mi riguarda (Gelsomino), il brano a cui più sono legato è “Le piante“, perché è una di quelle canzoni che mi ricordano sempre cosa è importante e cosa lo è di meno.

Ultima domanda: cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi dei Moca?

Sangue in bocca e rock’n’roll!

 

Si ringraziano i Moca e, come sempre, l’Ufficio Stampa Astarte.

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