Carati: “Senza la speranza che le cose migliorino è quasi impossibile andare avanti in certe situazioni. Ho voluto pensare all’estate come una medicina, come periodo di transizione alla fine del quale tutto andrà meglio”

E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali “3 Maggio“, il nuovo singolo di Carati, pseudonimo di Enzo Cappucci.

Già attivo in band del mondo rock (attualmente è frontman dei Why Everyone Left), l’artista modenese è al suo esordio assoluto come solista. La ricetta è semplice e proprio per questo apprezzabile da tutti i palati: prendi il pop italiano, scarta i suoi elementi più radiofonici e telefonati, impastalo con i suoni più freschi dell’attuale filone indie e guarnisci il tutto con una puntina di emo per sorprendere gli ospiti. Tre Maggio funziona perché è immediata, parla di situazioni di vita quotidiana, quelle che ognuno di noi facilmente può aver vissuto e, cosa non secondaria, ha un ritornello che entra in testa in modo fin troppo agile.

Tre maggio è una canzone che parla d’estate e della voglia di belle giornate che ti viene quando comincia a salire il termometro, ma lo fa senza ritmi e melodie upbeat, per quelli che anche nel sorriso conservano un po’ di malinconia.

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Carati; di seguito, la nostra intervista.

Carati – Intervista.

Ciao Enzo e grazie per questa chiacchierata! Domanda di base ma che forse non ti hanno ancora chiesto, dato che sei al debutto: da dove arriva il nome Carati?

Ciao, grazie a voi! Vorrei avere una storia poetica da raccontare a riguardo (ride), ma la verità è che ho fatto un breve elenco di parole che mi suonassero bene ed alla fine ha vinto Carati!

Anche se ormai il confine è sempre più labile, ti ritieni maggiormente un artista indie od un artista pop?

Sta tutto nella definizione che si dà alla parola “indie”: se inteso come artista indipendente, beh, lo sono. Se lo si usa per caratterizzare un determinato genere di musica, allora ti direi pop, anche se in realtà il confine tra i due generi, come dicevi tu, oggi è praticamente impercettibile.

La tua esperienza come cantante di una band ha un’influenza sul tuo modo di scrivere canzoni per questo progetto?

Sicuro! Il pop ed il pop punk hanno molto più in comune di quanto non si creda. L’esperienza “tecnica” di songwriting di questi anni nei Why Everyone Left mi ha formato molto e mi è stata decisamente utile anche nell’intraprendere questo progetto.

Da dove è venuta la spinta di lanciare un progetto solista?

Sono molto aperto musicalmente, seguo la scena indie pop/indie rock italiana da quasi dieci anni ormai, mi sono sempre detto che prima o poi avrei cominciato anch’io, ma per questioni di tempo e di impegni con la band è sempre e solo rimasto un pensiero. La quarantena in questo senso mi è stata d’aiuto, ho avuto il tempo per riordinare le idee e trovare la spinta per cominciare qualcosa di nuovo da zero.

Che significato ha per te il tuo primo singolo solista, “Tre Maggio”?

Ho cercato di raccontare una storia che molti penso abbiano vissuto. Senza la speranza che le cose migliorino è quasi impossibile andare avanti in certe situazioni. Ho voluto pensare all’estate come una medicina, associandola all’acqua del mare, che si dice curi le ferite. L’estate come periodo di transizione, alla fine del quale tutto andrà meglio.

Ultima domanda: che aspettative hai per questo singolo e per i tuoi prossimi brani?

Spero di riuscire con la mia musica a descrivere gli stati d’animo di chi mi ascolta e di farli sorridere, o talvolta farli sentire meno soli. Poi spero solo di poterle suonare dal vivo al più presto, i concerti sono importanti come l’ossigeno!


 

Si ringraziano Carati e, come sempre, l’Ufficio Stampa Conza.

Potrebbe interessarti ...