Pietro Gandetto: “Senza curiosità non ci si evolve”

Come anticipato in questo articolo, dallo scorso 26 Giugno è disponibile su tutte le piattaforme digitali “Come banditi“, il nuovo singolo di Pietro Gandetto.

Il brano, che fa seguito all’esordio discografico dell’artista alessandrino d’adozione milanese – avvenuto con “Ogni Notte” (qui il nostro articolo a riguardo) -, presenta sonorità fresche, estive ed accattivanti, sempre contraddistinte dalla classe e dalla ricercatezza di Pietro, tratti che delineano la sua identità artistica e lo confermano come una delle voci e delle penne più interessanti del nuovo panorama cantautorale italiano.

“Come banditi”, è una ventata di positività, un inno alla libertà, quel diritto imprescindibile di cui abbiamo compreso il vero significato ora più che mai, nell’appena trascorso periodo di emergenza sanitaria e conseguente lockdown in cui, con giusta causa, ci è stata limitata, se non addirittura negata.

Ad accompagnare il brano, il videoclip ufficiale, in uscita nei prossimi giorni, che tradurrà in immagini tutto ciò che Pietro racconta nel brano. Immagini mozzafiato riprese da differenti angolazioni, anche tramite l’utilizzo di droni, daranno vita ad un prodotto finale di forte impatto visivo ed emotivo.

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Pietro, facendoci raccontare questo suo nuovo lavoro.

Pietro Gandetto – Intervista.

Ciao Pietro, grazie mille per questa chiacchierata. Hai appena pubblicato “Come banditi”, il tuo nuovo singolo dal sapore fresco e decisamente estivo. Ci racconti com’è nato il brano?

Ciao ragazzi e grazie per questa intervista! “Come banditi” è nato durante una passeggiata in campagna. Erano i primi di Maggio. Camminavo nei boschi (quando posso cammino tantissimo, mi rilassa) e ho scritto di getto questo testo, come quasi tutti quelli che scrivo. Ho messo nero su bianco quel momento perché sentivo che la voglia di libertà e di evasione che avevo provato per tutto il lockdown, finalmente diventavano realtà. Poi, scrivendo, mi è venuta in mente la storia che sta dietro a questa canzone, cioè la metafora di uscire dai propri schemi mentali, dalle proprie gabbie, proprio come dei banditi che scappano, come in un film di Steve McQueen.

Rispetto al tuo precedente singolo, “Ogni Notte”, abbiamo notato un cambio di sonorità netto e deciso. Come mai questa scelta? È dettata dal periodo dell’anno, dalla bella stagione e di conseguenza, dalla voglia di divertimento e libertà, o più da un tuo desiderio di sperimentare con la musica?

“Come banditi” è una canzone diversa da “Ogni Notte”, ma come tipologia di genere. “Ogni Notte” è una ballad ritmata, ma è una ballad. “Come banditi” è un brano con influenze Rag, scritto per l’estate e quindi deve rispecchiare il mood che solitamente si ha nella bella stagione. Non mi piace categorizzare la musica in generi troppo definiti. Questo è un brano allegro ed energico ed io mi sentivo di cantarlo così. Mi piace sperimentare e fare cose nuove. Senza curiosità non ci si evolve. In autunno ci saranno altre sorprese, sto scrivendo altri brani in questo stile che credo mi rappresenti bene.

“Come banditi” è stato scritto da te, mentre la composizione e la produzione sono state affidate a Simone Trotolo: come vi siete conosciuti?

La vita è fatta di incontri. Ho conosciuto Simone Trotolo tramite un amico comune. Simone è un artista vero, ci siamo trovati subito perché siamo due creativi ottimisti. Quindi ogni idea tirava quella successiva. E lavorare con persone che amano il proprio lavoro e hanno le idee chiare è sempre bello.

Solitamente, per i tuoi brani, scrivi il testo per una base o parti da un sound e crei un testo ad hoc? E quanto credi siano importanti i testi di una canzone al giorno d’oggi?

Io parto sempre dal testo. Quando scrivo ho già in mente il mood del brano e cosa voglio esprimere con la musica. Ma la partenza è sempre il testo. Credo che il testo sia fondamentale. Le parole devono dire cose belle in modo semplice. Senza giri di parole o frasi vuote.  Sennò rovinano la musica. Purtroppo oggi si sentono molte canzoni che hanno una bella musica, orecchiabile, ma i testi spesso sono vuoti.

Ti sei appassionato alla musica da bambino, passione accompagnata da un’attitudine naturale, che ti ha portato al Conservatorio prima ed a collaborazioni teatrali poi. In un mondo in cui molti giovani – ma fortunatamente non tutti – pensano di arrivare al successo senza troppi sacrifici, impegno e dedizione, quanto pensi sia ancora importante dedicarsi allo studio e fare delle rinunce per inseguire i propri sogni?

Lo studio è la base per fare ogni cosa, specialmente per cantanti e musicisti. Studiare vuol dire tante cose. Ci vuole un po’ di tecnica, molta interpretazione, ci vuole ricerca. Il lavoro dei musicisti è un lavoro certosino, bisogna lavorare sempre. Il talento da solo non basta.

Nel 2018 hai esordito in TV, partecipando al Talent Show di Rai 2 “The Voice of Italy”: è un’esperienza che rifaresti? Cosa ti ha insegnato e quanto, di quel percorso, ti porti dietro ancora oggi?

Cantare su Rai 2 davanti a milioni di persone non è una cosa che capita tutti i giorni e dà un’energia pazzesca. Il Talent è stata una bella vetrina che mi ha permesso di far vedere una parte di me. E poi il mondo della televisione è super divertente! I tempi televisivi, la gara, il “dietro le quinte”, l’adrenalina!

“Come banditi” è accompagnata da un videoclip di grande impatto, visivo ed emotivo, che sappiamo essere stato girato anche con l’utilizzo di droni: ce ne parli?

Il video del brano è quasi pronto. Posso dirti che uscirà a giorni! Non vedo l’ora di farvelo vedere. Con il director, Marco Sini, abbiamo creato uno storyboard coerente con la musica. Abbiamo girato alcune scene a Camogli, uno dei miei luoghi preferiti. Altre scene a Milano, per dare un tocco urban, che in effetti il brano ha. Abbiamo usato un drone per esprimere questo senso di spazio e libertà di cui la canzone parla. E poi nel video c’è anche un’attrice, nonché mia stylist, Camilla Testori, che interpreta una sorta di partner in crime. insomma spero che vi piacerà!

Tre aggettivi per descrivere Pietro Gandetto e la sua musica.

Tre aggettivi?? Uhm… difficile autocaratterizzarsi, facciamolo dire agli altri (ride). Posso dirti che la mia musica vorrei che arrivasse dritta al cuore delle persone. Vorrei fare canzoni che durino, di cui la gente si ricordi.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Sono cresciuto con i Queen, gli U2, Oasis, come voci femminili amo Celine Dion, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Patty Pravo. Poi avendo una formazione classica, passo da Chopin e Verdi a Lady Gaga in un attimo..Di contemporanei mi piacciono Mengoni, Ferro, Ultimo. Mi piacciono le voci espressive, quei cantanti che mettono nella musica la loro vita le loro emozioni. Pochissimi sanno interpretare, i più cantano.

Avvocato, cantautore e scrittore (nel 2018 hai pubblicato “Nuvole Sgangherate”, la tua prima raccolta di poesie): come concili queste tre anime?

Ahah (ride), e lo chiedo anche io, infatti a volte mi serve qualche secondo per capire se in quel momento devo entrare nei panni del cantante o dell’avvocato, ma poi viene tutto naturale. A volte è un po’ complicato incastrare tutto, ma non mi piace perdere tempo, quindi mi alzo alla mattina e ho sempre voglia di fare. Così non si pensa a niente. La creatività è la ricetta migliore per realizzarsi e tenere lontani i pensieri.

 

Si ringraziano come sempre Pietro Gandetto e l’Ufficio Stampa Music & Media Press.

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