Zero Portrait: l’08 Maggio esce “Pulp”, il suo primo EP

Dopo un’intensa attività da DJ, varie collaborazioni e produzioni con differenti moniker, Zero Portrait firma il suo primo lavoro discografico, che sarà rilasciato per Antistandard Records venerdì 08 Maggio .

“Pulp”, questo il titolo dell’EP, è un progetto contemporaneo ma retrò al tempo stesso: una perfetta fusione di moderna bass music con contaminazioni afro, soundsystem giamaicani, sampling e turntablism in puro stile old school.

“Pulp” nasce dalla necessità di voler esprimere tutto quello che emerge dalla notte, ed in generale dai contesti oscuri ed impescrutabili, non per la loro natura criptica, ma perché è difficile per l’osservatore guardarci dentro, la “polpa”, l’essenziale, può essere sgradevole agli occhi e doloroso nell’esperienza. “Pulp” rappresenta quindi la sostanza, la parte concreta… la “polpa”.

Con questo disco, il producer di stanza a Roma, vuole lanciare un’idea di musica e di esperienza condivisa che si allontani dai riflettori social e generalisti, dove tutto è calcolato e ben calibrato, dove tutti i protagonisti sono perfetti nel dettaglio. La sostanza è quella che si vuole far emergere, la musica nella sua sperimentazione e fruizione più diretta, che parli e che affronti i temi che fanno paura, come l’emarginazione, la malattia mentale, il consumismo irrefrenabile, creando una colonna sonora di un’opera teatrale in cinque atti dove siamo tutti attori.

“Pulp” – Tracklist:

  1. W.A.N.F.A. (WeAreNotFriendsAnymore)
  2. Fauna (feat. Agronomist)
  3. Moroccan Sun
  4. Gentrified Kids
  5. Babylon

 

“Pulp” – Track by Track – l’EP raccontato da Zero Portrait.

1 – W.A.N.F.A. (WeAreNotFriendsAnymore). Traccia di esordio EP, che dichiara la fine di un rapporto, la fine dell’amicizia intesa come contatto in archivio. La tensione e e la drammaticità del coro vengono spezzati dalla tribalitá dell’antico. Traccia prodotta da un ossessivo digging nei mercati indipendenti di Roma Est.

2 – Fauna (feat. Agronomist). Il manifesto dell’EP, la base era nata da un’altra storia che attingeva a dimensioni noir anni 50. Io e Agro ci siam conosciuti un anno prima che iniziassimo a collaborare, infatti entrambi veniamo da esperienze diverse e conoscendo l’ambiente musicale eravamo dubbiosi se iniziare una collaborazione, perché per esperienza di entrambi queste cose possono rovinare i rapporti. Quando ho chiesto di cantare su un mio brano é stata connessione immediata. Il brano prima di chiamarsi “Fauna” era intitolato “Piazza Vittorio” (che per quei pochi che non lo sapessero è la piazza di riferimento del quartiere Esquilino, che è il quartiere cinese presente al centro di Roma) Agro, pur non sapendo il titolo, esordisce con il suo viaggio con “ne godo a Piazza Vittorio”, quindi la connessione c’era inconscia ed è stata fatta canzone.
Fauna è il manifesto del nostro intento artistico: parlare di un certo malessere come la depressione e l’emarginazione sociale e social, ma farlo come di una condizione e in quanto tale superabile e condivisibile.

3 – Moroccan Sun. Traccia nata d’estate quando tutti erano andati al mare e sono rimasto in città , il bisogno delle radici mediterranee, mi ha fatto riflettere a tutti quelli che non possono raggiungere posti lontani, che sono casa e che fanno di casa il posto dove vivono. Il riferimento all’Africa come continente dove tutto ha inizio e che la civiltà umana prova a dimenticare. C’é la tribalità africana, la melodia magrebina e il levare e i riverberi giamaicani. Tutte dimensioni sonore e culturali con cui si entra in contatto a Roma specialmente quando non é rimasto nessuno in città.

4 – Gentrified Kids. La rigenerazione urbana non cambia tanto i negozi, gli edifici, i quartieri, non solo, cambia le generazioni oltre il passaggio generazionale fisiologico. I ragazzi gentrificati sono quelli che si trovano un mondo nuovo e non possono gestirlo perché non gli sono stati dati gli strumenti. Questo è una traccia che racconta di loro con gli unici strumenti che conosco. Ci sono due elementi a me cari, i breaks che creano sincopazione, la novità ed il basso “wobble” che ripesca dal passato vissuti non così lontani.

5 – Babylon. Ultimo brano dell’EP, è l’apertura sfrenata verso lo sfogo finale, i riferimenti ai soundsystem giamaciani ai clash britannici nel periodo della windrush generation, la melodia filter-house della fine anni ‘90 e i ritmi frenetici jungle. Babylon é un urlo finale di liberazione. L’obiettivo é dimenticare tutto senza perdere consapevolezza, perché quando balliamo come cantava Maxi Jazz all’inizio dei 2000 “diventiamo una cosa sola”.

 

Si ringrazia come sempre l’Ufficio Stampa di Sfera Cubica.

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