L3nto: “Sono sempre stato dalla parte dei più deboli, ho sempre cercato la verità negli occhi delle persone. Ho bisogno di ossigeno e di contatto umano per poter creare musica autentica”

Come annunciato in questo articolo, lo scorso 18 Novembre è uscito su tutte le piattaforme digitali “Luca“, il nuovo singolo di L3nto, pseudonimo di Luca Lentini.

Un brano intenso, introspettivo e ricco di sfumature, che mette in evidenza la capacità autorale del giovane artista milanese, che, dopo “Senza un briciolo di Love” (feat. Kevin Payne) e “Rockstar RMX”, torna ad emozionare il suo pubblico con un pezzo che ci ha colpiti sin dal primo ascolto, sia per le sonorità, decisamente attuali ma al tempo stesso curate nel minimo dettaglio, sia per la maturità della scrittura del cantautore.

L3nto è ragazzo umile, con la testa sulle spalle, determinato e con una forte urgenza espressiva che si percepisce sin da subito nei testi che danno vita ai suoi pezzi.

Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistarlo; di seguito, quello che ci ha raccontato.

L3nto – Intervista.

Ciao L3nto, benvenuto su Musica In Contatto e grazie per questa intervista. È uscito da poco “Luca”, il tuo nuovo singolo, che ci ha colpiti sin dal primo ascolto. Ci racconti com’è nato?

Ciao e grazie a voi! Venivo da un periodo difficile, era una sera tra tante e sentii l’esigenza di dar voce ad uno stato d’animo che iniziava a pesarmi. Mi rinchiusi in camera con qualche birretta ed inviai poco dopo una nota vocale al mio produttore. E’ l’iter di ogni mio pezzo praticamente, nasce tutto in un secondo.

Il brano arriva dopo “Senza un briciolo di love” (feat. Kevin Payne) e “Rockstar RMX”; abbiamo notato una cura minuziosa non soltanto nei testi, ma anche nelle produzioni. Quanto, secondo te, al giorno d’oggi, conta ricercare sonorità contemporanee, fresche ed attuali, per far arrivare al pubblico la propria musica?

Oggi il mondo delle produzioni musicali gira attorno al sound design che negli ultimi anni è diventato fondamentale per raggiungere un suono moderno. Ci sono tanti piccoli dettagli all’interno di una produzione che sono quasi impercettibili all’ascolto, ma che se tolti, se ne sente inspiegabilmente la mancanza. Poi ricordiamoci che oggi i generi musicali si stanno ibridizzando parecchio, dunque, per essere freschi ed attuali, bisogna prendere spunto da tante correnti musicali, appunto diverse tra loro. Nel mio caso cerco di raggruppare suoni retrò e sound freschi per creare un mio linguaggio musicale che sposi perfettamente le parole che scelgo.

Solitamente, per i tuoi brani, parti dal testo e scegli successivamente il giusto abito sonoro, o prima crei insieme ai tuoi produttori le melodie e poi scrivi un testo ad hoc?

Ogni canzone ha la sua storia. Succede un po’ di tutto, spesso parte da una semplice nota scritta sull’iPhone o da un pensiero con carta e penna. Principalmente, quello che faccio, è scrivere ed archiviare. Quando ho una produzione sottomano, mi basta sfogliare qualche pagina che ho scritto e trovo subito il giusto tiro, poi da lì monto il quadro con il team.

Rimanendo al tuo percorso musicale fin qui, abbiamo notato una sorta di file rouge, di collegamento tra i tuoi pezzi, ovvero l’andare un po’ controcorrente rispetto agli attuali trend, mettendo in primo piano la persona, svestendola un po’ dal mero personaggio e da futili superficialità. È così ed, in caso affermativo, come mai questa – secondo noi molto saggia e matura – scelta?

Vado controcorrente da quando sono piccolo ed ammetto che questo faceva già preoccupare parecchio i miei genitori, ma sono sempre stato buono e genuino nell’esprimermi, ponderando ogni scelta fatta a seguito dei miei ragionamenti e/o opinioni che troppo spesso erano distanti da quelle dei miei coetanei. Sono sempre stato dalla parte dei più deboli, ho sempre cercato la verità negli occhi delle persone e dunque non potrei mai creare un personaggio fittizio parallelo alla persona che sono. Voglio parlare di ciò che vivo in maniera spontanea, se l’arte è libertà di espressione, è giusto che ognuno di noi si spogli di ogni tipo di barriera mentale. Non sarò mai un artista in catene od il prodotto frutto di un ragionamento concentrato sui trend del momento. Vado dritto al punto, seguendo quello che mi frulla in testa e così facendo nascono testi (a mio avviso) sinceri, credibili e mai superficiali.

Che messaggi vorresti trasmettere con la tua musica?

Mi piace far entrare le persone in un clima di riflessione, indipendentemente dal taglio del brano, che può essere emotional o più giocherellone. Essendo molto legato allo storytelling, è giusto che ognuno trovi parti di sé in quello che descrivo, per questo uso diverse immagini lessicali che per me possono avere un significato ben preciso, ma per chi ascolta, altri ancora. Il mio è un messaggio a libera interpretazione, do un input di riflessione in cui l’ascoltatore deve sentirsi libero di viaggiarci dentro e rivedersi, porsi delle domande, piangere o ridere, sfogarsi o rilassarsi.

Non ti definisci un rapper, per una questione di “rispetto delle origini” di questo genere. Vuoi spiegare ai nostri lettori cosa intendi e perché?

Il rap muore dal momento che diventa un discorso d’immagine, essendo oggi tutto strumentalizzato, posso dire liberamente che il rap non esiste più da parecchi anni. Col termine “rapper” si indicava un paroliere con un’attitudine street che purtroppo è sparita negli anni. Il rap erano iniezioni di rime ed incastri metrici che avevano come unico scopo quello di dare libertà a chi viveva la strada e si ribellava al sistema, al consumo, a tutto ciò che era mainstream. Ho vissuto gli anni più belli del rap con i suoi più grandi esponenti, dai Club Dogo quando erano Sacre Scuole ai Colle Der Fomento e tanti altri. Si respirava aria di ribellione e ci rispettava tantissimo, si faceva freestyle nelle piazze, era aggregazione, condivisione, supporto. Mi ricordo che la maggior parte dei testi rap dovevo mandarli indietro tre o quattro volte per capire effettivamente quale fosse il vero concetto del brano. Oggi è tutto l’opposto.

A proposito di rap, cosa pensi dell’attuale scena italiana?

Penso che oggi non ci sia più il real rap, ma c’è la brutta copia di quello che in primis nacque come movimento artistico e poi genere musicale. Oggi vedo davvero poca credibilità nei suoi maggiori esponenti e poco contenuto in quello che sento. Dovremmo fare un passo indietro e lavorare più sulla qualità effettiva dei contenuti e meno sull’apparenza. Sta diventando davvero monotona la scena street italiana, motivo per cui i miei ascolti sono principalmente concentrati sulla musica estera.

Che rapporto hai con i Social? Credi possano essere un ottimo trampolino di lancio per i giovani artisti, o che, al contrario, diano l’idea illusoria che tutti possano farcela?

Sono, per la maggior parte dei casi, realtà illusorie che prendono vita dietro ad uno schermo. Per quanto possa essere fondamentale oggi la comunicazione, credo che i Social Network si siano allontanati parecchio dal loro vero obiettivo principale, cioè creare connessioni e condividere momenti, passioni ed idee attraverso un portale digitale aperto a tutti. Devo farci i conti anche io in quanto artista emergente e posso garantirvi che è davvero pensante lavorare sulla propria immagine, specialmente per chi come me ha ancora fede nei rapporti interpersonali e soprattutto vive il disagio di dover per forza cibare i propri followers (che siano tanti o pochi) di contenuti inutili ed insignificanti ogni singolo giorno ed ora. Cerco di mantenere sempre un piede e mezzo sul mondo reale perché è dove ogni artista ed essere umano deve fare i conti con la propria crescita e con la propria persona. Ho bisogno di ossigeno e di contatto umano per poter creare musica autentica, i Social sono solo una stupida distrazione in cui ogni argomento è scontato ed inflazionato. È giusto farne un utilizzo equilibrato, ma senza farci troppo affidamento. L’importante è far musica che spacchi ed in quel caso condividerla live.

E dei talent? Ti piacerebbe parteciparvi?

Non la reputo una strada indispensabile, avevo ricevuto qualche chiamata tempo fa, ma rifiutai di fare i casting. Al momento non voglio distrazioni, palcoscenici o grandi promesse, ma piccole certezze ed una crescita continua.

Ritornando sul discorso carriera e notorietà, più in generale, in un mondo in cui molti – giovani e meno giovani – pensano di arrivare al successo senza troppi sacrifici, impegno e dedizione, quanto credi sia ancora importante dedicarsi allo studio e fare delle rinunce per inseguire i propri sogni?

Beh, questo te lo collego facilmente alla domanda sopra riguardante i Social. Parlo ai più giovani: i personaggi che seguite ed idolatrate con insistenza, vi faranno sempre vedere ciò che è bello e funzionante, avrete sotto gli occhi tantissimo benessere frutto dell’egocentrismo che crea la popolarità. Concentratevi veramente sul porvi un obiettivo e lavorate duramente per raggiungerlo, seguendo esempi genuini, persone che vi vogliano bene e vi aiutino a crescere standovi affianco. Gli esempi veri sono coloro che si alzano all’alba e tornano a casa la notte dopo venti ore di lavoro, in silenzio, stanchi ma col sorriso di chi ha fatto il proprio dovere per un altro giorno, e nessuno ne parla, nessuno sa chi sono. Bisogna fare un passo indietro tutti i giorni per trovare la giusta umiltà e la consapevolezza del fatto che alla base di tutto ci vuole studio, dedizione ed esperienza. Poi ci sono i casi in cui dal nulla nasce qualcosa di grande, ma principalmente bisogna puntare sullo studio e soprattutto sulla costanza per poter crescere e dunque emergere (od almeno provarci in maniera credibile).

Quali sono, se ci sono, i tuoi punti di riferimento musicale? E che artisti (o dischi) consiglieresti di ascoltare a chi ci sta leggendo?

Apprezzo tantissimi artisti di ogni genere, dunque non credo di avere un unico vero punto di riferimento. Ne ho senz’altro più di uno, ma cambia di giorno in giorno. La musica è bella perché è varia, in base al momento od in base a cosa sto vivendo, ho un artista preciso che mi sta accompagnando. Consiglio vivamente un album finito nel dimenticatoio e che a mio avviso non ha mai trovato il giusto spazio nel mercato musicale italiano di quegli anni (2011): s i intitola “Malinconia della partenza” di Briga. È un album ricco di concetti unici, arricchiti dalla scrittura mai banale di Mattia. Lo ascolto ancora oggi a distanza di anni ed ogni volta riesce a stupirmi come se lo ascoltassi per la prima volta.

C’è qualche artista con cui ti piacerebbe duettare?

In Italia pochissimi che stimo davvero: Rkomi, Fasma, Olly e Briga

Tre aggettivi per descrivere la tua musica.

Empatica, ermetica ed adrenalinica

Tre aggettivi per descrivere L3nto

Testardo, generoso e sognatore

Quanto c’è di Luca in L3nto e viceversa?

Di Luca in L3nto direi tanto ma non tutto. Ci sarà sempre una parte di Luca che non troverete mai in L3nto. Quella la lascio alle persone con cui ho il piacere di condividere qualcosa di persona. Ci sono parti di noi che vengono fuori solo nei rapporti reali. Da un microfono non riuscirò mai a denudarmi del tutto, ma è giusto così, regalo un bel 90% di me, il 10% sarà sempre un mistero che devi venire a scoprire.

Quanto credi che la musica, al giorno d’oggi, possa influenzare la società?

Purtroppo pochissimo. Per influenzare una società intera ci vogliono concetti veri di attualità, seguiti da tanta empatia, conoscenza e tante chiavi di lettura in grado di colpire tutte le generazioni, dai più piccoli ai più grandi. Per arrivare a tutti bisogna slegarsi da questa forma di egoismo che si è creata nella musica e quindi guardare un po’ più in là ed interrogarsi sul che cosa le persone hanno bisogno di sentire in cuffia.

Ultima domanda: sogno nel cassetto?

Una casa sull’albero

 

Si ringraziano L3nto e, come sempre, l’Ufficio Stampa Music & Media Press.

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