Silek: “L’Hip Hop è stato un amore a primo ascolto”

Lo scorso 25 Aprile è uscito “Carnival“, il nuovo album di Silek (qui il nostro articolo a riguardo), artista padovano tra i pionieri del rap in Veneto, insieme alla sua crew dell’epoca, i Dozhens.

Pochi giorni fa abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con lui; di seguito, la nostra intervista.

Silek – Intervista.

Come ti sei avvicinato alla musica ed alla cultura Hip Hop?

L’hip hop l’ho scoperto tramite i primi dischi che arrivavano qui, Run DMC, Public Enemy etc…Ed è stata una folgorazione, un amore a prima vista o, se vuoi, a primo ascolto. Per tanti anni ho fatto solo l’ascoltatore, il fan, anche se spingeva l’idea di provare a giocare in prima persona, ma ero preso da altre cose in corso d’opera e non sapevo neanche come fare, visto che non conoscevo nessun altro che aveva la mia stessa passione.

Quando hai deciso di diventare un rapper e di farne una professione?

Dopo questi anni di ascolto massivo, un giorno del 1996 ho preso il blocco e ho scritto le prime rime con una ignoranza epocale sul come si faceva, ma una voglia incredibile di farlo: registravo su di un registratore a cassette con la base che usciva da un’altra radio. Ero davvero incapace, ma volevo farlo. Da lì ho conosciuto chi per 10 anni avrebbe fatto parte del mio cammino con la musica, dando vita a Dozhens, la prima realtà nata nella mia città, Padova, e da lì è iniziato tutto.

Ci racconti qualcosa di “Carnival”, il tuo ultimo disco?

“Carnival” è nato in maniera spontanea, poco ragionata. A Settembre dello scorso anno avevo fatto uscire “Unidici” e dopo un anno di lavorazione e senza averlo previsto, mi sono trovato nuovamente a comporre, trovandomi gli 8 brani che lo compongono nel giro di un paio di mesi. Ho raffinato e poi registrato. “Carnival” nasce da un’esigenza, da un periodo di cambiamento, da un rapporto con la musica e con la vita particolarmente intenso, anche se non positivo. “Carnival” racconta un passaggio importante.

Le canzoni di “Carnival” toccano aspetti molto personali. Come ti fa sentire il condividere parti importanti della tua vita con il pubblico?

Come ti dicevo, non ho voluto ragionare troppo: quello avevo da scrivere, quello ho scritto.
Non ho mai avuto tante scelte se non dare seguito alle cose che sento premere, nella musica come nella vita. Poi, egoisticamente parlando, la musica è utile a me, fa bene a me, se arriva anche ad altri ne sono felice. Rispetto agli eventuali imbarazzi direi di no, è un disco senza maschere, l’antitesi del titolo, forse il carnevale è passato.

Hai in programma di estrarre singoli o video dal disco?

Si, potenzialmente ci sono dei singoli a cui vorrei dare una veste visiva, “Cadeau” e “Finestre” su tutti, ma vediamo se ne ho voglia, delle volte sono tentato di lasciare la musica essere solo la musica, senza farla diventare altro.

Si è discusso molto della figura del musicista in tutto il periodo della quarantena. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Non ne ho uno, sto evitando proprio l’idea della discussione. Il musicista in questo Paese è sempre stato l’ultima ruota di un carro pesante e mezzo rotto. Credo che per l’ennesima volta si faccia confusione. Se la domanda è riguardo al castigo per chi vive di musica, è palese. Per fortuna non ho questo problema, visto che vivo di altro.

Ti stai già organizzando per riprendere l’attività live?

Ci sto pensando, abbiamo fatto già delle prove con Dj Paniz (il mio DJ), ma onestamente dopo il lockdown ed un periodo difficile, sto pensando solo ai due mesi a casa mia in Sicilia che mi voglio regalare e pensare al resto a Settembre.

 

Si ringrazia Silek e, come sempre, l’Ufficio Stampa Level Up.

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