Riccardo Inge: “Siamo nati per vivere di passioni”

Come annunciato in questo articolo, è online “Finale di Champions“, il nuovo singolo di Riccardo Inge.

Il brano, ci invita ad inseguire i nostri sogni, a coltivare le nostre passioni, senza farci abbattere dalle difficoltà e dai giudizi altrui.

In occasione dell’uscita del singolo, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l’artista; di seguito, la nostra intervista.

Riccardo Inge – Intervista.

Ciao Riccardo. Ci “incontriamo” per la prima volta. Per prima cosa, raccontaci qualcosa di te.

Ciao! Allora, faccio l’ingegnere di giorno e di notte il musicista e cantautore. Racconto la mia storia che è quella di tanti che, come me, hanno una sorta di doppia vita. Come i supereroi senza superpoteri particolari, ma solo tanta passione. Per rappresentare questo scontro tra la mia parte più razionale e quella più fantasiosa, ho deciso di realizzare dei vestiti divisi esattamente a metà che indosso in ogni occasione ufficiale (dai live, alle interviste, ecc.). Si tratta di un modo per veicolare il mio messaggio a trecentosessanta gradi, per provare a dare un valore aggiunto alla mia musica.

“Finale di Champions” è il tuo nuovo singolo, una canzone che porta con sé un messaggio molto positivo. Ce ne parli?

Siamo nati per vivere di passioni. Sono l’energia che ci permette di vivere e farci alzare dal letto al mattino con la voglia di dire: “Oggi ce la faccio”. Anche se spesso quando qualcosa non ci riesce, possiamo sentire in noi tensione e frustrazione, che sono imprescindibili. Inoltre credo sia nella natura umana: siamo fatti per sognare, per superarci e per non accontentarci mai. Ovviamente ci vuole un equilibrio: vivere ogni giorno come una finale di Champions rischia di diventare problematico. Ezio Bosso diceva che non è importante essere il il migliore, ma migliorarsi. E avere degli obiettivi aiuta a continuare a provare a migliorarsi.

La tua musica mescola e combina Pop ed Indie. In questi mesi hai pubblicato diversi singoli che dimostrano quanto sia personale il tuo sound. Come nasce una tua canzone?

Sto provando a cambiare e ad evolvermi. Ho iniziato banalmente con la chitarra, per poi passare a inventare una melodia partendo da un testo, o scrivere una canzone mentre sono in moto. Esatto, in moto. L’unico luogo dove mi sento davvero isolato (anche se in maniera fittizia tramite il casco) e dove riesco a lasciarmi andare durante il tragitto casa-lavoro-lavoro-casa. Lo faccio semplicemente cantando. L’importante è ricordarmi sempre di registrarmi una nota vocale quando scendo dalla moto, per evitare di vanificare il lavoro fatto.
Ultimamente sto provando a fare anche delle collaborazioni, o a scrivere per interpreti: esperienze molto interessanti per uscire un po’ dai canoni standard. Credo sia utile prima di scrivere qualcosa di nuovo per il proprio progetto.

Si dice spesso che in Italia l’Indie abbia sostituito il pop. Sei d’accordo?

Sì, credo in particolare che sia proprio cambiato il mercato. L’Indie è diventato prima l’incubatore di talenti, per poi essere in grado di spingerli in prima linea a prendere lo spazio lasciato dal vuoto del mondo pop che è rimasto bloccato soprattutto dietro a logiche di talent ormai quasi obsolete.  Il problema è che ci sono delle nuove leve che guardano più verso il vecchio pop italiano, ma in chiave più moderna, a cui non viene dato spazio dal mainstream. E quindi, spesso, sono costrette ad appoggiarsi al supporto del solo mondo Indie, che dà sempre una mano agli emergenti, anche se non pienamente nel loro target pubblico. Da questo credo derivi la tendenza a notare come l’Indie stia a poco a poco sostituendo il pop per come era conosciuto.

Ultima domanda: quali artisti italiani, del presente ma anche del passato, sono per te di maggiore ispirazione e per quale motivo?

Per quanto riguarda il passato, sono cresciuto a pane, Battisti e Queen. La figura di Freddie Mercury rimane per me leggendaria da ogni punto di vista, sia come musicista e cantante, che come live performer. Anche i Beatles sono stati colonna sonora dei miei viaggi in macchina, grazie alle cassette che aveva realizzato mio fratello. Lo stesso fratello che mi ha fatto conoscere il Metal ed il Rock per antonomasia (dai Maiden agli AC/DC), tanto che ancora oggi si possono sentire alcune influenze nella scrittura di alcuni miei brani più pop. Oggi ammiro Cesare Cremonini, un cantautore che ha conquistato il suo spazio a poco a poco, pur ripartendo quasi da zero dopo lo scioglimento dei Lùnapop. Mi piace molto lo stile moderno e personale di Mahmood e sono felice per il successo di Diodato che seguivo già negli anni passati.

 

Si ringraziano Riccardo Inge e, come sempre, l’Ufficio Stampa 19 Media Agency per la collaborazione.

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