Rumori Sospetti: “Vogliamo dare voce a chi non ne ha”

La band toscana Rumori Sospetti torna con il nuovo omonimo album, disponibile in tutti i digital stores.

Il disco, composto da dodici brani, è fatto di stracci e seta, gioia e noia, silenzi coinvolgenti e confusione. Un cantautorato eclettico, romantico, poliedrico, trasparente, che varia dal neo folk alla bossa nova, passando per la musica leggera, ma allo stesso tempo, strizza l’occhio al jazz ed ai ritmi tipici della canzone popolare.

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con loro; di seguito, quanto ci hanno raccontato.

Rumori Sospetti – Intervista.

Ciao ragazzi, benvenuti e grazie per questa chiacchierata! Avete appena pubblicato il vostro nuovo omonimo album, “Rumori sospetti”. Di cosa parlate in queste nuove canzoni?

Ciao ragazzi, grazie a voi! Il disco è stato pensato essenzialmente per raccontare delle storie, per dare voce anche a chi non ne ha. Ognuna delle nostre canzoni cerca di dare un punto di vista inedito a chi l’ascolta. Spesso sono ispirate a personaggi che realmente esistono o che abbiamo incontrato suonando per i locali. Naturalmente alcune parlano del quotidiano e di come spesso ci si trovi ad affrontare la vita senza avere delle risposte certe. C’è un filo conduttore che è rappresentato dalla strada, in tutte le sue forme e nel modo più variopinto possibile.

“Rumori sospetti” suona neo folk con contaminazioni jazz, ma a suo modo strizza anche l’occhio al pop ed alla musica leggere italiana. Come nasce il vostro sound?

Ognuno di noi aveva una storia musicale diversa, così, dopo aver raggiunto una formazione stabile, abbiamo iniziato a comporre insieme. Cristiano, voce ed autore della maggior parte dei brani, dopo un lungo viaggio a piedi, ha cominciato a scrivere di getto le storie raccontate nelle nostre canzoni, una sintesi dei propri gusti musicali, un crogiuolo di stili e atmosfere spesso diverse l’una dall’altra. Così abbiamo cominciato ad avere un primo repertorio originale: suoni vibranti, ritmati, danze sfrenate, arie vivaci che si alternano a momenti più intimi e ricercati, dando vita a ritornelli orecchiabili, semplici, leggeri, da cantare il giorno dopo sotto la doccia.

Firenze è il centro del vostro mondo. Quanto dovete a questa città dal punto di vista artistico?

Molto, all’interno del disco sono presenti numerosi riferimenti alla nostra terra. Dalla citazione di alcune vie del centro della nostra città, ad un pezzo, “Firenze a quest’ora“, dove descriviamo una passeggiata alle sei del mattino tra pensieri, monumenti e vicoli.  Il video stesso singolo apripista del disco, “Piero l’alcolista“, ideato da Pe Cata, filmaker, regista, attivo e conosciuto in Toscana, oltre a raccontare attraverso le immagini gli stati d’animo di Piero, l’emotività scaturita dal rapporto unico e speciale che ha con Maria, vuole essere un omaggio ad un posto, il Dragone, dal quale si gode una vista mozzafiato di Firenze. Amiamo la nostra terra e tutto quello che riesce a darci, sia da un punto di vista artistico che umano. Abbiamo una forte identità che ci contraddistingue e caratterizza. Oltretutto i locali del centro storico sono stati il nostro palcoscenico per molti anni.

Con l’attività live quasi completamente ferma, la musica sta sempre di più vivendo in digitale. Che rapporto avete con Spotify? Da artisti e da semplici utilizzatori della piattaforma.

Spotify è il presente della musica e probabilmente anche il futuro. Ognuno di noi ha la sua playlist che spesso riflette quello che più ci piace in ambito musicale. Come musicisti, invece, è uno strumento fondamentale di promozione per il proprio lavoro, una finestra sul mondo.

Proprio le playlist Spotify stanno diventando un modo per far conoscere la propria musica. Nella vostra, oltre ai vostri brani, quali artisti troviamo?

Ci piace molto il lavoro di cantautori come Fred Buscaglione, Vinicio Capossela, Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Alessandro Mannarino, Daniele Silvestri, Eugenio Bennato, Mirkoeilcane, Renato Carosone, Manu Chao, Davide Van Des Froos, Ray Charles, Goran Bregovic, Marco Calliari, gruppi come la Bandabardò, i Beirut, gli Zimbaria, i Tryo, la Rue Ketanou, i Buena Vista Social Club e gli Onda Vaga.

Ultima domanda: cosa succederà dopo il disco “Rumori sospetti”?

Innanzitutto a stretto giro uscirà il secondo singolo estratto dall’album, “Mario“, con un video molto divertente, sempre con la regia di Pe Cata. Avevamo intenzione di fare un tour per l’Italia, ma purtroppo la pandemia non lo permette. In realtà stiamo già lavorando con OSB Records per il secondo album. Grazie per lo spazio che ci avete concesso, a presto!

 

Si ringraziano i Rumori Sospetti e, come sempre, l’Ufficio Stampa 19 Media Agency.

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