Stefano Bagnoli del We Kids Quintet: “Il Jazz rappresenta ciò che la vita mi ha istigato a scegliere non solo come forma d’arte, ma come modus vivendi”

Come anticipato in questo articolo, il 18 Settembre è uscito “We Kids Quintet“, omonimo disco dell’ensemble jazz ideata da Stefano Bagnoli.

Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistare Stefano; di seguito, quello che ci ha raccontato.

Stefano Bagnoli dei We Kids Quintet – Intervista.

Ciao Stefano, grazie per questa chiacchierata. La tua vita è tutta dedicata al Jazz. Figlio d’arte, hai abbracciato questa musica sin da bambino e con gli anni sei diventato una vera istituzione. Cosa rappresenta per te il Jazz?

Grazie a voi amici! Il Jazz rappresenta ciò che la vita mi ha istigato a scegliere non solo come forma d’arte, ma come modus vivendi. Da giovane rappresentava l’entusiasmo della scoperta musicale, nell’acquisto dei dischi per conoscere nuovi musicisti e stili, nel sognare l’acquisto della batteria della vita, dei piatti perfetti, i castelli in aria su quali gruppi avrei formato e in quali altri avrei suonato. In maturità quell’entusiasmo si è tramutato nel divulgare tutto ciò che ho vissuto sino a qui, attraverso la didattica e a tutti i giovani che mi seguono. L’entusiasmo originale si è rielaborato attraverso l’esperienza e tutto ciò che il mestiere del musicista richiede per rinnovarsi, che spesso ha ben poco a che vedere con la poetica del jazzista tra le nuvole!

Sei costantemente impegnato anche nella didattica. Al di là della tecnica, cosa cerchi di insegnare e trasmettere ai tuoi allievi?

Suonare meno ed insegnare di più è ciò che più desidero per la mia prossima….vecchiaia. Intendo la didattica come supporto formativo su più fronti: ai ragazzi, oltre a insegnare la batteria, parlo delle mie esperienze, dò consigli, racconto aneddoti, metto in guardia, sprono la speranza, mi metto a disposizione non come concetto teorico che troppo spesso rimane tale: un successo di un mio allievo è soprattutto un mio successo quindi lungi da me fare lezione aprendo un libro e indicando degli esercizi e tanti saluti! Con i ragazzi dialogo e mi espongo totalmente, sia nei personali punti di forza così come raccontando e ridendo delle mie debolezze e degli errori commessi. Solo così un giovane può assimilare, valutare, condividere e farsi un’idea più dettagliata di come e quanto si deve essere determinati nella vita accettando sfide, successi e fallimenti con una buona dose di serenità e preparazione psicologica.

Non è un caso, quindi, che tu abbia la capacità di scovare nuovi talenti e proprio da questo prende vita il progetto We Kids, che poi è la causa di questa intervista. Cos’è We Kids e come nasce?

We Kids è l’esigenza di formare ragazzi non solo attraverso la didattica batteristica ma condividendo la crescita musicale suonando insieme, cosa che ovviamente non potrei fare con gli allievi del mio stesso strumento. Ho iniziato a suonare a quindici anni con gruppi di adulti e dato che la ruota gira, ora tocca a me fare da chioccia! Ed è una fonte energetica irrinunciabile poichè, così come io dò ai ragazzi la mia esperienza musicale e professionale, loro danno a me la possibilità di scoprire nuovi linguaggi e punti di vista differenti che altrimenti rischierei di mummificare in ciò che è la mia forma mentis di una generazione che ha vissuto in un mondo diverso rispetto a quello attuale.

La peculiarità di We Kids è quella di potersi modulare disco dopo disco, live dopo live. In trio, in quartetto e per finire in quintetto, con il nuovo lavoro We Kids Quintet, pubblicato da Abeat Records. Parlaci proprio di questo lavoro.

Di fatto We Kids rimane in trio, tuttavia, grazie a Mario Caccia che ebbe l’idea, in questo disco ci siamo riuniti in cinque con Matteo e Giovanni Cutello che conobbi in Sicilia quando avevano dieci anni. Giuseppe Vitale e Stefano Zambon sono i membri stabili del trio che tuttavia nasce nel 2012 con la precendente formazione con Francesco Patti e Giuseppe Cucchiara. E’ un disco pieno di spunti evocativi differenti dato che ognuno di noi ha proposto composizioni originali rispecchiando la propria personalità. La magia del jazz non è tanto “improvvisare” ma incontrarsi con un intento comune che si tramuta in musica da plasmare e condividere. Per quanto mi riguarda, nel Jazz non si improvvisa nulla dato che è un idioma che si apprende e si studia esattamente come una lingua nella quale grammatica, sintassi, connessioni, concetti, codici e regole si devono approfondire e sviluppare nel corso della vita. Se si parla la stessa lingua si può dialogare altrimenti c’è poco da dirsi! Suonare jazz è tutto ciò e gli incontri che producono buoni risultati sono quelli nei quali il talento e l’esperienza si accomunano ad un pensiero artistico: in questo disco c’è tutto ciò, che non significa essere presuntuosi ma consci di avere riunito un quintetto di bravi musicisti che hanno da dire qualcosa di interessante!

Abbiamo l’impressione che il Jazz sia un genere più vivo che mai, nonostante sia forse lontano dai trend del momento, almeno per quanto riguarda i gusti dei più giovani. Da cosa credi dipenda questo fascino per il genere, che non si estingue ma continua ad alimentarsi, grazie anche a una continua evoluzione?

Come ogni forma d’arte, anche il Jazz non avrà mai la massificazione dell’intrattenimento più o meno spicciolo: ai musei ci vanno migliaia di persone ma ce ne sono altri milioni che non ne hanno mai visitato uno. Il Jazz non potrà mai sparire dal pianeta come non spariranno i Leonardo, i Michelangelo, i Puccini, i Leopardi, i Mario Caccia della Abeat Records (….ehm….scusate, ruffianeria un pò esagerata!). Anche se si fà di tutto per attirare mandrie di umanoidi ai “grandi fratelli” e nelle “isole dei famosi”, il Jazz continuerà a percorrere la sua strada affascinando chi ne sarà ipnotizzato. La musica classica è ciò che l’uomo ha plasmato come forma di linguaggio oltre la parola, il Jazz riassume l’evoluzione dell’uomo nel suo estro artistico e creativo.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovanissimo che si sta approcciando per la prima volta al Jazz, cosa gli diresti? Cosa e come studiare? In che modo sviluppare al meglio le proprie potenzialità?

Primo: ascolta centinaia di dischi e assimila lo “slang” dei vari stili. Secondo: studia seriamente il tuo strumento con un bravo musicista che sia anche un appassionato e pignolo didatta. Terzo: metti a frutto la tecnica strumentale imitando le frasi dei tuoi eroi ascoltati sui dischi, impara le loro frasi e poi sperimenta e creane delle altre. Quarto: divertiti e coltiva questa tua passione per migliorati come uomo, dedicati a ciò in cui credi e guardati intorno con intelligenza e intraprendenza ma mai con un’ego ottuso che alla prima delusione ti faccia cadere per terra. Siam tutti bravi e nessuno indispensabile: se credi in questo motto, crescerai più sereno e più forte.

Jazz e live: in questa epoca così complessa e nella quale la musica dal vivo fa fatica a sopravvivere, complice la crisi Covid, come vedi il futuro del concerto? Alternative al palco sono per te possibili? Pensiamo per esempio ai live in streaming.

L’ 08 Maggio scorso abbiamo fatto in diretta streaming in tutta Europa, un concerto al Blue Note di Milano con il Devil Quartet di Paolo Fresu ed è stato l’evento che ha fatto da apripista al live streaming, almeno in Italia. La serata è stata memorabile. Caratterialmente sono un ansioso che vive con una perenne dose di allerta su ogni cosa tuttavia ritengo di essere anche pragmatico pertanto se il futuro dovesse essere… in streaming, me ne farò una ragione. Che i concerti sia meglio goderseli dal vivo mi sembra ovvio ma dato che siamo la razza animale che di questo pianeta sta facendo una pattumiera ormai da tempo immemore, ci adegueremo: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Ti chiediamo di salutare i nostri lettori con una tua personale playlist di 10 brani Jazz da ascoltare per capire al meglio cosa sia Jazz nel 2020.

Faccio di meglio! Vi saluto con 10 dischi:

1) Armstrong – Fitzgerald “Porgy & Bess
2) Oscar Peterson Trio – Clark Terry “Trio + One
3) Phil Woods Sextet “Live at the Show Boat”
4) Gerry Mulligan – Chet Baker “Carnegie Hall Concert
5) Count Basie “In London”
6) Erroll Garner “Concert By The Sea
7) Chick Corea Quartet “Friends
8) Joni Mitchell “Both Sides Now
9) Steely Dan “Aja
10) Earth Wind and Fire “Greatest Hits”

 

Si ringraziano Stefano Bagnoli, gli altri componenti del We Kids Quintet e, come sempre, l’Ufficio Stampa 19 Media Agency.

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