Olita: “Il mio processo creativo è sempre in movimento”

Ieri pomeriggio abbiamo avuto il piacere di intervistare Olita, nome d’arte di Marco Olita, giovane artista romano protagonista del nostro MIC Artist of The Week dello scorso 01 Giugno (vedi qui), che ha da poco pubblicato il suo singolo di debutto, “Vuoi vedere” (qui il nostro articolo a riguardo).

Di seguito, la nostra intervista.

Olita – Intervista.

Ciao Marco e grazie per questa chiacchierata! E’ uscito il tuo primo singolo, “Vuoi vedere”, ci racconti come è nato?

Ciao e grazie a te per avermi concesso questo spazio! Dunque, questa canzone è nata dopo che una persona a me molto vicina, mi ha raccontato l’ennesimo strazio della sua storia ormai finita, ma che continuava a portare scompensi nella sua vita. E allora è nato il testo così definitivo e struggente ed il ritornello che chiede implicitamente “che altro vuoi? Vuoi vedermi cadere? Vuoi vedermi morire?”.

E’ un brano molto emozionante, che arriva dritto al cuore e credo che ciascuno di noi possa ritrovarsi nelle tue parole. Nel testo dici “guarirò da questa malattia”; credi che l’amore, a volte, possa essere una malattia?

Una malattia è qualcosa che ti fa stare male e delle volte si guarisce, altre volte ci si convive per tutta la vita ed altre ancora, ahimè, non si sopravvive! Quindi direi che effettivamente si, delle volte l’amore può essere come una malattia.

Sei appassionato di musica fin da bambino, anche grazie a tuo padre, che ha sempre suonato per passione. La tua famiglia ti supporta nel tuo percorso artistico ed, in caso affermativo, quanto conta secondo te il sostegno delle persone a noi care?

Si, la mia famiglia mi è molto vicina in questo percorso ed è una cosa fondamentale che chi è intorno a te creda in te e nel lavoro che provi, a volte faticosamente, a portare avanti. Facciamo attenzione però: è importante lavorare sodo comunque. Non stiamo parlando di un sostegno a prescindere solo perché sono il figlio/fratello ecc…

Come hai trascorso questo periodo delicatissimo di lockdown? Per alcuni tuoi colleghi è stato un momento di grande creatività, per altri, di blocco. Tu come l’ha vissuto anche in rapporto al processo creativo?

Per me il lockdown è stato un periodo nel quale ho dato molta importanza all’autopubblicazione, dato che il singolo che è uscito fa parte di un album totalmente autoprodotto. Quindi, ho studiato una strategia di uscita del singolo e delle prossime uscite e mi sono concentrato sul piano marketing, che, per chi si produce da solo, è importante come scrivere un disco. Il mio processo creativo è sempre in movimento, ho dei lampi ogni tanto e comincio a scrivere o registrare cose.

Quando componi un brano, parti dalla musica per costruirci un testo, o scrivi prima il testo e poi gli crei un abito sonoro?

Dipende molto dal momento e da quello che sto facendo. Molte volte sto studiando qualcosa sullo strumento e vengono cose belle ed allora ci lavoro. Altre volte, sono in giro od in situazioni molto comuni e noto qualcosa o ho un pensiero profondo ed allora lo appunto per poi costruirci qualcosa che valga la pena essere condivisa. In generale però, posso dirti che le cose migliori vengono quando le costruisci insieme, cioè prendi la chitarra e ti viene un giro di accordi ed una frase buona ed allora li parti e non ti fermi finché non ti soddisfa.

Molti artisti si affidano ai Social per farsi conoscere; tu che rapporto hai con i Social? Credi che siano un ottimo mezzo per diffondere la propria musica o che vadano a discapito della qualità di un progetto artistico, rendendo il tutto “più facile”?

Ma sai, io credo che una strada facile non esista. I Social teoricamente ti danno visibilità, ma non è che la gente sta aspettando te, ci sono milioni di contenuti ed ogni giorno ne escono di nuovi. Ovviamente questi contenuti che escono con molta facilità, vanno a discapito della qualità, ma moltissime volte alle persone non sembra importare granché. A me piace utilizzarli e capire come poter dare il meglio in quella che sembra la base per costruire un pubblico, ignorarli sarebbe da stupidi. Come tutte le cose che appartengono alla tecnologia, i Social andrebbero usati con molta più intelligenza. Io cerco di fare così.

Parteciperesti mai ad un Talent?

Conosco ragazzi che lo hanno fatto e quasi certamente è stata una strategia delle etichette discografiche poiché è un modo per raggiungere velocemente un grande numero di fans. Non importava molto se passassero o meno i vari turni ecc, bisognava solo entrare nella testa della gente. E funziona per molti. Poi però, che dire, mi sembra che sia un successo vago, perché l’anno dopo tocca a qualcun altro o già la stagione successiva parte un altro Talent e tu potresti essere abbandonato e diventare una meteora. Questo potrebbe portare grande frustrazione. Quindi i miei sentimenti a riguardo sono contrastanti, ma tendenzialmente mi piacerebbe essere tra quelli che non ne hanno bisogno. Poi trattare la musica come uno sport non mi è mai piaciuto. Io ed i ragazzi come me, scriviamo canzoni e le vorremo fare ascoltare alle persone, quello è un super pubblico siamo d’accordo, ma De André, Rino Gaetano, ma anche Bob Dylan, Neil Young, gente così, non sarebbe mai stata presa in un Talent e hanno avuto anche loro una marea di porte chiuse, ma ora sono i veri immortali. Quindi per risponderti, direi che parteciperei ad un Talent qualora fosse strettamente necessario o fosse parte di un progetto manageriale di qualche tipo.

“Vuoi vedere” è il primo estratto dal tuo album di debutto, “Lontano”, che uscirà nei prossimi mesi. I brani del disco sono già tutti pronti? E, senza spoilerare troppo, sarà un concept album o tratterà tematiche differenti?

Si l’album è finito e pronto. Dunque, ho scritto di relazioni. Finite, mai finite, mai iniziate o lontane. Chiamarlo “concept album” mi sembra esagerato, ma il tema delle relazioni è sicuramente portante. Amo scrivere di storie o battaglie che sono introspettive il più delle volte. Questo disco è introspettivo.
Ti ringrazio nuovamente per lo spazio ed il tempo che mi hai dedicato, mando un saluto ed un abbraccio a tutti gli amici di Musica In Contatto. Ciao raga!

 

Si ringrazia come sempre Marco Olita.

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