Daniele Meneghin: “Il mio ultimo singolo, Siamo Uomo, è una storia d’amore, come amore è la vita. E’ una storia di uomini e donne che lottano, come facciamo tutti e per questo tutti Siamo Uomo”

Pic by Ray Tarantino

Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistare Daniele Meneghin, musicista e cantautore di Conegliano (TV) che ha recentemente pubblicato “Siamo Uomo“, il suo nuovo singolo, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Alessandro Cracolici.

Di seguito, quanto ci ha raccontato.

Daniele Meneghin – Intervista.

Ciao Daniele, grazie per questa intervista. Hai da poco pubblicato “Siamo Uomo”, il tuo nuovo singolo, ci racconti com’è nato?

Ciao Elisa, grazie a te dello spazio che mi dai ed un saluto a tutti i lettori di Musica In Contatto. Come tutte le mie canzoni, anche “Siamo Uomo” è nata da un momento di necessità comunicativa. Dico spesso che non riesco a tenermi dentro le canzoni e “Siamo Uomo” l’ho scritta sull’onda di una grande gioia durante un periodo incerto. Parla del mio quotidiano, mischiato al quotidiano del protagonista che ho usato come scudo, come barriera tra la vita e la favola. Parla dei problemi che ci guidano durante la vita e delle luci in fondo al tunnel che ci spingono in avanti. È una storia d’amore, come amore è la vita, è una storia di uomini e donne che lottano, come facciamo tutti e per questo tutti “Siamo Uomo”.

Il brano anticipa l’album “Gesto Ateltico”; senza spoilerare troppo, come suonerà questo disco e quale sarà il suo file rouge?

Mi piace pensare a “Gesto Atletico” come un contenitore di canzoni musicalmente formate da anni di allenamento arricchite sotto l’attento sguardo dell’allenatore musicale Paolo Iafelice. Questa stretta collaborazione con Paolo ha vestito le storie di vita che racconto in maniera nuova, verso strade che non avevo mai percorso. “Siamo Uomo” ne è un primo assaggio. Mi piace appunto pensare queste canzoni come un mio gesto atletico.

Oltre ad essere un cantautore, sei anche un musicista. Quanto credi sia importante, al giorno d’oggi, che i giovani si approccino alla musica con dedizione, impegno e studio e cosa vorresti dire a chi di loro ci sta leggendo e vorrebbe intraprendere un percorso in ambito musicale/discografico?

La musica è una roba seria. La musica ti emoziona e le emozioni sono la cosa più importante che abbiamo ma che di solito non possiamo toccare. Suonare uno strumento per me vuol dire poter toccare delle emozioni, ed è cosa rara. Lo studio deve essere visto come l’unico mezzo per affinare questa capacità. Poi c’è anche il fatto che attraverso lo strumento puoi comunicare/emozionare anche altre persone, e questo non deve per forza essere l’obiettivo, ma se lo senti dentro allora è giusto che lo fai. Penso che chiunque debba essere per primo onesto con sé stesso, e avere chiaro cosa chiedere alla musica, emozione? Soldi? Fama? Chiedetevi questo e in base alla risposta fate.

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente e con chi ti piacerebbe duettare in futuro?

Amo molti artisti da De André a Dalla, a De Gregori e tutta quella generazione dove la canzone aveva soprattutto una funzione sociale, cosa che oggi un po’ si è persa. Sono cresciuto con loro prima di aprirmi alla musica internazionale. Sono molto legato anche alla musica classica che mi stupisce ad ogni ascolto, tra i nuovi autori adoro Einaudi. Mi piacerebbe duettare con Caparezza, Bersani, J-Ax, Pino Marino, The Zen Circus, Sick Tamburo, Herman Medrano, ma anche molti altri. Penso ci sia tantissima musica bella ed emozionante in giro!

Che messaggi vorresti trasmettere, principalmente, con la tua musica?

Non voglio trasmettere messaggi, non credo di esserne capace. Vorrei però trasmettere immagini e sensazioni che possano per quanto poco fare del bene a chi ascolta. Ecco sì, questa presunzione forse ce l’ho, le mie canzoni fanno bene a me, mi piacerebbe facessero bene anche agli altri.

Pic by Ray Tarantino

 

Si ringraziano Daniele Meneghin e, come sempre, l’Ufficio Stampa Parole & Dintorni.

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