Giei: “Il mio invito è quello di allineare le lancette del tempo mentale con quelle del tempo quotidiano”

Il cantautore ligure Giei torna a far sentire la sua voce con “Fuori Tempo”, il suo nuovo singolo, estratto dal debut album “Panic”.

Ad accompagnare il brano, il videoclip ufficiale, realizzato dai ragazzi della Filetto Films, ormai celebre casa di produzione che conta tra i suoi lavori collaborazioni con artisti del calibro di Ghali, Zoda e Sofia Tornambene.

In occasione dell’uscita della clip, abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande all’artista, per sapere qualcosa di più su questo suo atteso ritorno.

Giei – Intervista.

Ciao! È passato un po’ di tempo da quando hai rilasciato il tuo album d’esordio, “Panic”. Cosa ti ha spinto a ritornare sulla scena con un singolo estratto proprio da quell’album, invece di lanciarti con un nuovo progetto?

Ciao! “Fuori Tempo” è sempre stato dall’inizio uno dei singoli del disco e purtroppo ci sono stati dei ritardi lavorativi causati anche dalla quarantena. Il video è stato girato prima dell’uscita dell’album, a Dicembre 2019, quindi era nella tabella di marcia già dal primo momento. Per questo disco ho fatto uscire tre singoli e credo che sia un numero giusto, specialmente per un album d’esordio. Poi non ho etichette o Management, ma dalla mia ho avuto la possibilità di girare i video. E quindi è stata la mia arma di promozione. Ma il ciclo “Panic” finisce con questo singolo e ho già scritto nuovi brani che spero di registrare a breve. Mi lancerò in un nuovo progetto, avendo una base più solida. “Panic” è stato in realtà un punto di fine che darà origine ad un nuovo inizio. È un disco che ho sognato per anni, dove ho inserito ogni mia sfaccettatura. È il biglietto da visita con il quale dichiaro le mie molteplici personalità musicali. Partendo da questa base, ora è il momento di affrontare progetti più mirati.

“Fuori Tempo” è supportato da un videoclip elaborato, complesso, a tratti ipnotico. Raccontaci, com’è nato?

Come rappresentare un loop di chitarra persistente e super effettata? Questa è la domanda che mi sono fatto all’inizio. Volevo qualcosa che fosse la rappresentazione visiva di quel loop e di conseguenza di tutti gli strumenti e sound design che arrivano dopo. La risposta è stata creare in VFX una moltitudine di immagini esplosive, quasi come uno zapping tra immagini assurde. Abbiamo preso un po’ di reference, da “Seven Nation Army”, oppure “Tony Hawk of Ghana” degli I Hate My Village. Insomma, abbiamo cercato di vedere cosa si poteva fare in green screen, abbiamo aggiunto le luci al neon, una fotografia glow ed un ritmo martellante. Così è nato il video.

Qualche aneddoto divertente dal set?

Lavorare con i bambini è stato super divertente. I bambini sono molto più disinvolti rispetto agli attori adulti. Poi non so se è una questione generazionale, ma i bambini tra i 6 e i 10 anni, oggi non si stupiscono davanti alla telecamera. Sanno benissimo che cos’è e cosa stanno facendo, forse perché sono abituati alla cultura del selfie e dei video sul cellulare. Se mi avessero portato a 6 anni su un set, mi sarei sicuramente spaventato davanti a quei grossi marchingegni che chiamano camera. Invece i bambini che sono nel mio video, sapevano benissimo cosa fosse e addirittura come funzionasse. Poi però, quando gli abbiamo detto che ci sarebbe stata una scena con una finta montagna russa, ci aspettavamo un’euforia irrefrenabile che invece non c’è stata. Il motivo? Tre su quattro non sapevano cosa fosse una montagna russa e non l’avevano nemmeno mai vista dal vero! Assurdo, sapevano come muoversi su un set, ma non cosa fosse una montagna russa. E quindi è stato divertentissimo spiegargli la sensazione che si ha su una giostra del genere, cercando di simulare quel su e giù con l’aria di un ventilatore sparato in faccia. All’inizio erano titubanti, ma alla fine si sono divertiti da matti!

Abbiamo scoperto che “Fuori Tempo” poteva entrare a far parte della colonna sonora de “Il Ragazzo Invisibile” di Gabriele Salvatores. Cos’è andato storto?

Era il 2014 e io vivevo a Bournemouth, in Inghilterra. Avevo un iPad ed un iRig artigianale costruito da mio fratello. Leggo su internet di un contest indetto da Salvatores per scrivere la canzone che sarebbe poi entrata nel film. Bisognava naturalmente scrivere un pezzo che avesse senso con la storia del film. Allora mi metto sotto per comporre un brano e registrare la demo sull’iPad. Com’è finita? Non ho mai iscritto il brano al contest. Perché? Avevo letto male la deadline. Però la canzone ormai esisteva, mi piaceva e non potevo tenerla in un cassetto. Specialmente perché rileggendo il testo avevo capito che in realtà non stavo parlando di quel ragazzo invisibile, ma stavo parlando di me stesso.  Poi chi lo sa, magari Salvatores leggerà questa intervista e deciderà di inserire il brano in un suo prossimo film!

Nel brano, sopra la ritmica martellante della batteria, rafforzata dal loop della chitarra elettrica, inviti l’ascoltatore ad imparare a vivere senza dare peso al tempo. Spiegaci meglio questo concetto.

Io sono ossessionato dal tempo e in realtà invito l’ascoltatore (ma principalmente me stesso) a dare un peso diverso al tempo, piuttosto che non darlo. Mi riferisco a una condizione che io vivo e secondo me anche molte altre persone. La sensazione di muoversi con due tipologie diverse di tempo. Quella mentale, dei nostri pensieri, le nostre ambizioni, i sogni, i buoni propositi ma anche nella nostra memoria. E poi c’è il tempo quotidiano, della realtà, il tempo degli altri che si muovono intorno a noi. Molte volte questi due tempi non combaciano e quindi iniziamo a procrastinare. Ripetiamo nella nostra testa che vorremo avere più tempo per fare determinate cose, ma quando questo tempo arriva, non le facciamo. Viviamo dunque “Fuori Tempo” e quindi il mio auspicio è quello di allineare queste due lancette. Non voglio però andare troppo sul filosofico, anche perché non ne avrei né la conoscenza né la competenza per farlo. Però, forse il verso che racchiude meglio questo ragionamento è “un giorno saprò che aspettare vuol dire farsi ingannare dalla noia”. Un giorno saprò. Quale giorno? Quando? Semplicemente, nel dirlo, stai aspettando quel giorno e ti stai facendo fregare dalla noia, dall’inerzia e dalla passività di non fare nulla per gestire il tuo tempo.

Cosa stai ascoltando in questo periodo? Hai qualche consiglio musicale da proporci?

Changes” di Neal Francis. Un disco del 2019, ma con sonorità molto ‘70s. Un capolavoro! Poi Cory Wong, chitarrista dei Vulpeck, ha pubblicato un live ad Amsterdam con orchestra. Pazzesco! Ma anche i The Lawrence, fratello e sorella molto giovani che spaziano tra funky e rhythm blues. E poi voglio consigliarvi Paul Pena, un grande chitarrista cieco anni ’70 con una storia incredibile. Vi invito a scoprirlo. È un musicista quasi sconosciuto, che purtroppo ha avuto un sacco di sfighe nella sua vita, ma che secondo me meriterebbe di essere riconosciuto come uno dei più grandi musicisti della storia.

 

Si ringraziano Giei e, come sempre, l’Ufficio Stampa Conza.

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