Blumosso

Oggi vogliamo parlarvi di Blumosso, un progetto musicale nato dall’idea del cantautore e scrittore salentino Simone Perrone.

A volte, nella vita, capita di cogliere nei luoghi e nei modi più imprevisti, impercettibili dettagli, particolari che, seppur nell’immediato non decifrabili, sembrano racchiudere la bellezza del mondo, il senso di ogni cosa, la risposta a tutte le domande.
Un po’ come quando al mattino ti svegli, esci di casa e, mentre percorri il solito tragitto, vieni rapito da un particolare che per anni avevi ignorato. Un colore, un rumore, un sorriso, un luogo, un panorama, un suono, una voce, una luce.
Blumosso racconta tutto questo, riuscendo a fotografare e conservare, tra le note e le parole di una canzone, le sensazioni, i ricordi e gli istanti della vita di tutti i giorni, quei particolari e quelle sfumature inosservati che, custodi di grande straordinarietà, sono capaci di stravolgere il quotidiano.

Oltre a Simone Perrone, fanno parte del progetto i musicisti Matteo Bemolle De Benedittis (tastiere), RafQu (chitarre) e Roberto Fedele (batteria).

Con un tono intimista e malinconico, figlio del classico cantautorato italiano, i loro brani sono in grado di creare sequenze che, unendo scene di vita quotidiana ad immagini provenienti della letteratura e del cinema, si fanno voce e musica dei tumulti interiori che ogni giorno coinvolgono e sconvolgono l’esistenza di ognuno di noi, cambiandoci e trascinandoci, affascinandoci e spaventandoci, proprio come fa il mare, quando, inondato dal vento e dalle onde, si colora di un magnetico azzurro, diventando, così, Blumosso.

Lo scorso 19 Ottobre è uscito, per la XO La Factory/Cabezon Records “In un baule di personalità multiple”, il primo disco di Blumosso.

Si tratta di un concept album che, brano dopo brano, racconta la trama di un amore discreto, il quale, leggero, attraversa tutte le sue evoluzioni: nasce, speranzoso, “in un albergo di Milano”, per poi svanire nella triste constatazione che le promesse dell’amata sono lontane da quelle dell’angelo immaginato. La voglia di ritrovarsi, però, unita al bisogno di leccarsi le ferite inflittesi a vicenda, prevale sulla lontananza dei due cuori distanti e, nonostante l’apparente assenza di sentimenti, quell’amore indesiderato sboccia ancora, salvato, anch’esso, dal ricordo di dettagli quotidiani tanto simili quanto diversi. Ed è proprio lì, in quel baule, che tutto questo è racchiuso: l’inizio, la fine, la potenza e lo sconvolgimento di un amore inaspettato ma anelato. Irraggiungibile, quasi, eppure già perduto.

Nella copertina del disco è raffigurato un elefante. Queste le parole di Blumosso per spiegarne il significato:

«Ho scelto l’elefante perché in questo disco oltre a parlare d’amore, avevo voglia di fare riferimento anche ad un altro sentimento per me fondamentale: l’amicizia. Una volta, in un libro di Antonio Tabucchi ho letto che quando un elefante percepisce vicino il momento di morire, si allontana dal branco ed inizia a camminare; ma questo viaggio non lo intraprende da solo: sceglie un compagno che gli stia accanto e, assieme, partono. Dopo chilometri e chilometri trascorsi nella savana, l’elefante in fin di vita individua un luogo in cui fermarsi e, facendo un paio di giri, traccia su di esso un cerchio che geografizza la sua morte. In quel cerchio è consentito solo a lui di entrare, perché la morte, come la vita, è una questione privata. Solo allora il compagno lo abbandona con un lento e silenzioso addio e, piano, ritorna dal branco».

Track by track: i brani del disco raccontati ed analizzati (si ringrazia l’Ufficio Stampa XO La Factory):

IN UN ALBERGO DI MILANO: è il brano che apre il disco e racconta l’incontro casuale tra lei e lui nella hall di un albergo a Milano. I due parlano per tutta la notte, scoprendo una passione comune per la letteratura. Lui è fortemente attratto da lei, dal suo modo di parlare e pronunciare alcune parole (“cosa che cosa quando dicevi cosa ed io tremavo”), ma contemporaneamente ha paura dei suoi sentimenti, perché, noncurante, ha sempre pensato di essere un individuo immune all’amore.
DIVERSO: lui inizia a guardare dentro di sé e capisce che, di fronte al sentimento per lei, ogni convinzione ed ogni freno nei confronti dell’amore viene meno. Perché con lei tutto è diverso.
IL GIORNO CHE TI HO INCONTRATO: descrive le prime fasi della relazione d’amore, quando tutto pare incantato e persino il futuro appare reale ed immaginabile.
ABBRACCIAMI AMOR MIO: una vera e propria poesia cantata, in cui lui esorta lei ad essere sempre sé stessa, perché quello è l’unico modo in cui la vorrebbe amare.
PIOVERE: emerge per la prima volta la paura della perdita attraverso il sentimento della Saudade: il timore di perdere, in futuro, qualcosa che si sta provando nel presente.
HAI FINITO LA NOIA: è il racconto della rottura. I due si lasciano e lei abbandona la loro quotidianità. Nonostante le parole del brano siano fredde e distaccate, esse non raccontano rabbia o disprezzo, ma parlano, piuttosto, di un sentimento innominabile che ognuno dovrebbe avere dentro: la libertà di fare, e di lasciar fare agli altri, ciò che ci si sente (“se vuoi vai, fai sempre quello che senti dentro”).
IRMÃ CARA: è l’unico brano a contenere una parola straniera nel titolo: Irmã, appunto, che non è un nome di donna, ma in portoghese significa “sorella”. “Sorella cara”, dunque. Dopo il distacco, lui promette a lei che conserverà i
ricordi del loro amore nelle lettere che custodirà in un baule di personalità multiple. Perché l’amore, quello vero, trasforma e fa scoprire lati di sé che nemmeno noi stessi conosciamo.
QUELLA MALEDETTA ESTATE (Mi Ricordi): sebbene l’amore sia finito, ci sono cose e persone nella vita che è difficile dimenticare. Il ricordo di lei è ancora vivo e riaffiora sempre in superficie, come un tarlo che,
inconsapevolmente, consuma piano.
NON ERI UN ANGELO: spesso crediamo di amare qualcuno e non riusciamo a capire che, quello che pensiamo sia amore, in realtà è solo idealizzazione. Arriva un momento in cui ce ne rendiamo conto; qualcuno riesce a superarlo, qualcuno no, e resta prigioniero dell’idea che ci si è fatti di quella persona, anche se infondo si è consapevoli che era solo un’idea, che l’altro “non era un angelo”.
ALL’ULTIMO SECONDO: è la canzone che chiude l’album. Parla di quanto sia inutile credere di conoscere a pieno sé stessi ed illudersi di avere il pieno controllo sulle cose. La vita è come un mare in tempesta: anche se sei bravo a nuotarci dentro, può arrivare sempre un’onda più alta e forte delle altre, ed in quel caso tu che cosa farai?

Videografia:

“Quella Maledetta Estate” è il terzo singolo di Blumosso, dopo “In un albergo di Milano” (singolo di esordio di Blumosso, pubblicato a Gennaio 2018) e “Diverso” (pubblicato a Marzo 2018). Il video del brano, come per le precedenti pubblicazioni, porta la firma di Bemolle e Perrone. E’ realizzato con la tecnica dello stop motion e viene presentato come il proseguimento naturale della clip di “In un albergo di Milano”, la quale si concludeva con il protagonista che si addormenta dentro ad un fiore. La storia riparte da questa scena e si sviluppa come il sogno dello stesso protagonista. La trama, come tutti i disegni del videoclip, è stata realizzata da un bambino di 9 anni: Il piccolo Leo.

Blumosso, spiega così questo progetto:

«E’ stato bellissimo vedere come un bambino possa interpretare la canzone scritta da un grande, dando vita ad immagini strabilianti che vanno ben oltre ciò di cui il brano parla. Il lavoro è stato molto lungo: Leo dava vita a delle idee che noi abbiam tradotto in immagini disegnate; i disegni, però, sono stati fatti dallo stesso Leo, con la nostra supervisione, su un Ipad e con le dita, perché volevamo coinvolgerlo
attivamente nel nostro lavoro».
E ancora:
«Volevamo dare sfogo al principio del Fanciullino di Pascoli, ma poi ci siamo accorti che sarebbe stato molto più appassionante far partecipare al progetto davvero un bambino. Molto stimolante per lui è stato l’approccio all’arte tramite la tecnologia: Leo ha disegnato e colorato attraverso un Ipad sul quale ha avuto a disposizione una gamma infinita di colori e pennelli dal tratto diverso, questo evidentemente ha stuzzicato la sua immaginazione, spronandolo a utilizzare colori diversi da un ordinario blu per il cielo o dal classico azzurro per il mare, e superando quegli schemi che molto spesso la società, fin da
piccoli, ci impone come limite alla nostra fantasia».

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Pagina Artista Spotify:

Video Ufficiale “Quella Maledetta Estate (Mi Ricordi)”:

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