Bounce Back: “Il nostro ultimo singolo rappresenta il momento della battaglia e vittoria con l’ombra che limita, soffoca, attanaglia il protagonista”

Pic by HRDRST

Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistare i Bounce Back, duo lombardo che ha di recente pubblicato il singolo “Freedom March“, un brano sfacciato, rock ed energico, come di quelli che ci mancavano. Un primo capitolo che ci avvicina a “Mornin’!”, l’album di prossima pubblicazione.

Ad accompagnare la canzone, il videoclip ufficiale, diretto da Hard Reset Studio e visibile qui.

Di seguito, la nostra intervista.

Bounce Back – Intervista.

Ciao ragazzi, grazie per questa chiacchierata. Sembra che abbiate uno stile ed un mood in piena contraddizione con tutta la scena indie-pop attuale. Ascoltate qualcosa di calcuttiano? Se sì cosa, che ne pensate?

Ciao a tutti e grazie alla Redazione di Musica In Contatto per questa intervista. Siamo sinceri, la scena indie italiana non è un nostro punto di riferimento, per cui non abbiamo nulla di calcuttiano ed ascoltiamo molto poco il genere. In effetti siamo in contraddizione perché i nostri riferimenti vengono dal rock/rock-pop anni 80’ e 90’, oltre che dal grunge. Diversi nostri brani profumano di “analogico”, se così si può simpaticamente dire; abbiamo cercato di proporre qualcosa che sa di passato, ma in chiave moderna. Come? Assoli di chitarra ridotti all’osso e durata dei brani attorno ai 3 minuti e 15. Però, quando ascolterete “Mornin’!”, vi sembrerà di sentire aria di 1984…

Qual è la vostra formazione musicale? Avete mai studiato musica?

Luca è un chitarrista con esperienza in contesti locali brianzoli, compositore e produttore (diciamo che ci prova – ridono) nel suo home studio. Roberto ha studiato canto per 3 anni e sono cinque anni che suona per le strade di Milano come Ed Sheeran, ma con meno milioni (ridono). Scherzi a parte, è importante studiare perché si apprendono cose nuove, che magari non si avevano considerato a dovere.

“Freedom March” è il vostro ultimo singolo; ci raccontate di cosa parla?

“Freedom March” fa parte di una storia di 10 brani, una storia di rinascita. Questo brano rappresenta il momento della battaglia e vittoria con l’ombra che limita, soffoca, attanaglia il protagonista. Ognuno ha la sua da combattere e nel finale del brano lo lasciamo intendere. Come vincere? Ci sono particelle di purezza dentro di noi che vengono sepolte col passare degli anni e con l’accumularsi dei problemi; parliamo di affetti, ricordi, luoghi evocativi, canzoni, foto, qualsiasi cosa ci possa toccare delle corde profonde, narcotizzate dal cumulo di negatività che il quotidiano accatasta. Ecco, queste corde vanno lasciate riprodurre la loro dolce melodia.

Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale; com’è nato? E perché, secondo voi, “Freedom March” è la colonna sonora ideale per questo periodo?

Allora, lasciando un attimo da parte il video, crediamo che “Freedom March” sia molto attuale. Ovunque si sente di gente sopraffatta dai propri demoni, con atti e pensieri di qualsiasi forma; non parliamo solo di fuoriuscita di violenza, ma anche insicurezza, depressione, dipendenze. “Freedom March” non è idonea solo al momento, ma all’essere umano in quanto tale. Riguardo al video, abbiamo cercato di simboleggiare in modo immediato e semplice il duello col demone, cercando di non essere didascalici e troppo ricercati.

Secondo voi, l’Italia è pronta per accogliere band che cantano in inglese? Perché non ci sono band italiane famose che cantano in inglese (tanto da riempire San Siro, per capirci)?

Si dice che l’Italia litighi con la lingua inglese: vero, ma non crediamo sia questo il motivo. Che per un italiano sia più semplice farsi conoscere entro i propri confini usando l’italiano è scontato, quindi risulta più difficile emergere in Italia usando una lingua straniera e di conseguenza farsi ascoltare all’estero. Occorre cercare i canali giusti…speriamo di trovarli!

Ultima domanda: progetti per il futuro?

Gestire le pubblicazioni degli altri brani dell’album, suonare live, divertirci, scrivere altre canzoni e testare sul campo se abbiamo talento e se piacciamo. Forse banalizziamo, ma è tutto!

 

Si ringraziano i Bounce Back e, come sempre, l’Ufficio Stampa RedBlue.

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