La nascita della musica Dance

Per questo appuntamento con il MIC Music History, vogliamo parlarvi della nascita della musica dance.

La musica dance, o dance music per dirla all’inglese, incorpora in sé una vasta gamma di generi musicali popolari moderni, tendenzialmente creati ed orientati appositamente per far ballare i frequentatori delle discoteche.

Il primo esempio di musica dance, lo possiamo ritrovare nella disco music, ovvero in quel genere musicale nato negli anni Settanta, dall’unione e dalla mescolanza di funk, soul, musica latina e musica psichedelica, che inglobava anche elementi di swing e di musica afroamericana (e così chiamato da “discothèque”, che in lingua francese significa “libreria di dischi fonografici”).

Come per il rap, il rock ed il pop, anche nel caso della dance, sono diversi i brani che si contendono il titolo di “canzone precorritrice”.

Alcuni attribuiscono lo scettro a “Soul Makossa” di Manu Dibango (anno: 1972), altri a “Kung fu Fighting” di Carl Douglas (anno: 1974), altri a “Rock the boat” dei The Hues Corporation (anno: 1973) ed altri ancora a “Rock your baby” di George McCrae (anno: 1974).

Ma sicuramente, il pezzo dance per eccellenza è “Disco Inferno” dei Trammps (anno:1976), che tutt’oggi resta uno dei più suonati nelle serate revival di tutto il mondo.

Per quanto riguarda il nostro Paese, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, ritroviamo come maggiori esponenti della dance (intesa però ancora come molto connessa alla “disco music”) i La Bionda (che successivamente fondarono l’agenzia discografica che fece esplodere il successo dei Righeira), i Change (gruppo formato dai musicisti  Mauro Malavasi, Paolo Gianolio e Davide Romani, con la collaborazione di vocalist statunitensi) e Claudio Cecchetto (chi non conosce “Gioca Jouer”?).

Grazie anche (e soprattutto) all’esordio della professione del disc jockey (o dj), che affiancava il musicista negli studi di produzione, unendo le competenze e le conoscenze di entrambi, la musica dance prese una nuova forma.

Infatti, se la disco music era prevalentemente suonata dal vivo da vere e proprie orchestre e la musica elettronica proveniva da macchine come i moog (sistema di sintetizzatori basato su tastiera, inventato dall’ingegnere statunitense Rober Moog), negli anni Ottanta, i dj iniziarono non solo ad usare suoni generati dai sintetizzatori, ma anche a fonderli con campionamenti dei dischi del passato e con nuovi elementi vocali.

Fu proprio in quegli anni che si iniziò a dare sonorità, del tutto od in parte, nuove ai brani pop, così da farli funzionare bene all’interno delle discoteche (i successi di Michael Jackson, Madonna e Whitney Houston, suonati sulle dance floor, ne sono un esempio).

Sono però gli anni Novanta ad essere caratterizzati ed attraversati maggiormente dalla musica dance, quando l’industria discografica decise di investire maggiori risorse proprio in questo genere, anziché, come era stato per il decennio precedente, nel pop. Il successo della dance negli anni ’90 fu talmente rilevante da portare molti artisti, che avevano sempre composto ed interpretato brani facenti parti di altri generi, ad inserire contaminazioni dance nei loro pezzi.

Anche negli anni 2000 la dance fu molto in voga, seppur i brani più affermati avevano una natura diversa rispetto a quelli degli anni ’90: come viene descritto in maniera egregia da un articolo sul portale Fulmindj.net, si passava infatti dalla house sofisticata di “GrooveJet” di Spiller (cantata da Sophie EllisBextor) alla trance di “Komodo(Save A Soul)” di Mauro Picotto; dalla mediterranean progressive di “L’Amour Toujours” di Gigi D’Agostino, alla dance italiana più semplice, come per esempio “Tell me why” di Prezioso feat. Marvin, fino ad arrivare al fenomeno dancepop degli Eiffel 65, che ebbero successo non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.

Oggi, anche se sicuramente in maniera inferiore rispetto agli anni Novanta, continuiamo a ritrovare la musica dance in moltissimi brani, celata, più o meno evidentemente, nelle proposte radiofoniche, in quelle suonate all’interno delle discoteche, ma anche in molte basi su cui si posano incisi cantautorali.

Ora vi lasciamo ad una selezione delle migliori canzoni dance (abbiamo cercato di inserire alcune tra le più conosciute, di quelle che sicuramente, anche i più giovani, avranno sentito almeno una volta):

Soul Makossa (su Spotify, nella versione electro-dance del 2015 di Yolanda Be Cool e DCUP):

Soul Makossa (versione originale di Manu Dibango – solo audio):

Rock The Boat – The Hues Corporation:

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Disco Inferno – The Trammps:

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Rhythm Is A Dancer – Sanp!:

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The Rhythm Of The Night – Corona:

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Scatman (ski-ba-bop-ba-dop-bop) – Scatman John:

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Gioca Jouer – Claudio Cecchetto:

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Blue (Da Ba Dee) – Eiffel 65:

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La Passion – Gigi D’Agostino:

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