Karin Cerini: “Nella mia musica parlo sempre di temi e storie che mi toccano da vicino”

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Karin Cerini, talentuosa artista locarnese che ha recentemente pubblicato “2020 Da Dimenticare“, il suo nuovo singolo, accompagnato dal videoclip ufficiale, di cui vi abbiamo parlato qui.

Di seguito, quanto ci ha raccontato.

Kerin Cerini – Intervista.

Ciao Karin, benvenuta su Musica In Contatto e grazie per questa chiacchierata. E’ appena uscito “2020 Da Dimenticare”, il tuo nuovo singolo. Ci racconti com’è nato?

Ciao, grazie a voi! “2020 Da Dimenticare” è una canzone che racconta di un anno caratterizzato da lockdown, quarantene, bar chiusi, città vuote, distanza sociale, vacanze annullate e discoteche deserte. Un anno che per molti di noi è proprio da dimenticare. Ho iniziato a scriverla durante il primo lockdown, nel periodo che ha preceduto l’estate e l’ho concluso quando purtroppo si è ricominciato a parlare di distanza sociale zone rosse e tutto il resto. Nonostante parli di un’estate che non c’è stata, ho voluto farla uscire a fine anno proprio per salutare definitivamente questo “2020 Da Dimenticare”.

Quali sono i messaggi che vorresti trasmettere a chi ti ascolta, con questo brano e, più in generale, con la tua musica?

Nella mia musica parlo sempre di temi e storie che mi toccano da vicino. In ogni mia canzone, la componente autobiografica è la caratteristica principale. Scrivo sempre mossa da emozioni forti ed autentiche, dalle quali trovo l’ispirazione e quasi l’urgenza di scrivere. Sicuramente, in questa canzone ho voluto raccontare un anno che abbiamo vissuto in modo assolutamente anomalo ed in questo penso che il 2020 ci abbia davvero accomunati un po’  tutti. È una sorta di fotografia di come abbiamo passato i mesi di confinamento, l’interruzione repentina di quasi ogni nostra attività ed un momento di standby in cui ci troviamo ancora oggi.

Vivi a Locarno, in Svizzera; trovi che ci siano differenze tra il panorama musicale italiano e quello elvetico?

In Svizzera abbiamo quattro regioni linguistiche ed in ognuna ci sono delle influenze diverse. Io abito a pochi chilometri dal confine italiano e nella mia zona ascoltiamo moltissima musica italiana. È evidente che il fattore linguistico sia molto importante, anche perché la musica è comunicazione ed in Ticino pensiamo e parliamo in italiano.

Quali sono – se ci sono – le tue influenze musicali e che artisti (o dischi) consiglieresti di ascoltare ai nostri lettori?

Devo dire che non ho delle influenze così radicate. Cambio molto le mie preferenze musicali a seconda del periodo e del mood in cui mi trovo. Da qualche tempo però, sono molto in fissa con alcuni artisti indie italiani, in particolare ascolto spesso a loop le canzoni di Coez.

Nel 2019 hai partecipato, come finalista per la Svizzera italiana, all’Eurovision Song Contest. Cosa ti porti dietro di quell’esperienza?

È stata un esperienza molto arricchente, in quanto mi ha consentito di confrontarmi con un palco importante ed una gara, cosa a cui ero poco abituata. Non amo molto le competizioni od i concorsi, perché penso che la musica e gli artisti non dovrebbero essere valutati dal migliore al peggiore, anche se, spesso, questi contest sono tra le pochissime opportunità per gli artisti emergenti di far ascoltare la propria musica. Per me è stato un trampolino importante che mi ha dato l’opportunità di farmi conoscere nella Svizzera Italiana e di entrare anche in contatto con le radio locali, che hanno accolto molto positivamente la mia canzone.

Che rapporto hai con i Social? Credi possano essere un ottimo trampolino di lancio per i giovani artisti, oppure, al contrario, che diano l’idea illusoria che tutti possano farcela?

Devo dirti che amo particolarmente Instagram ed è sicuramente il Social su cui sono più attiva. Posto giornalmente Stories in cui racconto le mie giornate sul mio canale. Non è da molto che sono presente sui Social e mi rendo conto che avrei dovuto iniziare prima ad occuparmi di questi canali, perché oggi sono fondamentali per creare una propria fanbase e soprattutto per diffondere la propria musica a chi ci segue. I Social mi hanno consentito anche di incontrare altri musicisti e produttori con cui oggi sono nate delle collaborazioni, oltre che molti follower che poi ho conosciuto nella vita reale e che oggi sono amici veri. L’illusione di farcela credo che non sia legata ai Social, anche perché la televisione lanciava già questo messaggio molti anni prima.

E più in generale, in un mondo in cui molti – giovani e meno giovani – pensano di arrivare al successo senza troppi sacrifici, impegno e dedizione, quanto pensi sia ancora importante dedicarsi allo studio e fare delle rinunce per inseguire i propri sogni?

Io ho sempre lavorato tantissimo, quindi non riesco a concepire un altro modo di affrontare le proprie passioni. Penso anche che il lavoro, pur essendo una componente fondamentale, non sia l’unico fattore a determinare il successo. Spesso ci vuole molta fortuna ed essere al posto giusto al momento giusto. Purtroppo, a me, questa fortuna non è ancora capitata e quindi mi tocca lavorare ancora molto!

Tre aggettivi per descrivere Karin Cerini e la sua musica

Diretta, upbeat ed autentica

Sogni nel cassetto?

Il mio sogno più grande è quello di sentire le mie canzoni in rotazione nelle radio italiane. Penso che questo sia ancora il metro di successo più importante per chi fa musica.

Ultima domanda: hai già in mente progetti per il futuro?

Per ora sono ancora molto concentrata nel cercare di far ascoltare “2020 Da Dimenticare” il più possibile, cosa molto complessa per gli artisti emergenti, che spesso trovano non poche difficoltà a diffondere la propria musica. In parallelo, sto lavorando a nuove canzoni che usciranno nei prossimi mesi. Infatti, già a partire dall’estate, ho iniziato a scrivere una serie di canzoni pop che spero vedranno la luce presto. Se volete rimanere aggiornati il modo migliore è quello di seguirmi su Instagram e su Facebook.

 

Si ringraziano Karin Cerini e, come sempre, l’Ufficio Stampa Music & Media Press.

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