Dopo il successo al Premio Lucio Dalla, i Tes tornano con “Tra le righe”, un brano per leggersi dentro

Ci sono brani che emozionano sin dal primo ascolto, canzoni in grado di raccontare ciò che la parola non può esprimere perché consapevoli dell’ineffabilità dei sentimenti e delle emozioni.

Uno di questi è senza dubbio “Tra le righe” (PaKo Music Records/Visory Records/Believe Digital), il nuovo singolo dei Tes che, dopo il successo ottenuto con “Berlino” – release di cui vi abbiamo parlato qui e con cui si sono aggiudicati il terzo posto alla nona edizione del prestigioso Premio Lucio Dalla – tornano mostrando al pubblico la pluralità della loro Arte, dipingendo, in meno di quattro minuti, gli antipodi cromatici delle relazioni.

Scritto e composto dalla sensibilità narrativa di Andrea Ciaramella e Riccardo Micheletto, “Tra le righe” è un encomio alla donna e all’amore per essa, una straordinaria celebrazione in musica della figura femminile e dell’autentico trasporto, insito nell’equilibrio tra passione e dolcezza, che connatura e corrobora le relazioni di coppia, ma rappresenta al contempo la difficoltà nel gestire quei piccoli e grandi dubbi che di tanto in tanto bussano alla porta del cuore, facendo vacillare, anche solo per un istante, tutte quelle certezze intrinseche costruite con impegno, fiducia e rispetto nel corso del tempo.

Attraverso una serie di iconiche raffigurazioni – «col tuo vestito di foglie che bella sei»; «sotto il tuo divano tutte le mie grida» -, constatazioni «quando stai con me mi sento bene»; «il tempo sul tuo letto non ha ore» – ed esitazioni disturbanti – «maledetta libertà che mi fai sbagliare»; «mi domando se è vero tutto quello che provo» -, la band lodigiana mette in luce da una parte l’immaginario incantato e poetico a cui tipicamente attingono coloro che amano, dall’altra, la natura titubante, libera, e a volte dissoluta, dell’essere umano.

Un elogio all’universo femminile intrecciato all’esposizione di situazioni repentine; di quegli attimi fugaci, ma al tempo stesso lunghissimi, che conducono a porsi domande, fulminee riserve che evidenziano, come la stessa band dichiara:

«Le sbandate personali che a volte bastano per sgretolare le piccole sicurezze costruite nel tempo con fatica, sentimento e pazienza».

Ed aggiunge:

«Come scrisse Pierre-Auguste Renoir: “Se si potesse spiegare un quadro, non sarebbe più un’opera d’arte” e la stessa cosa, vale per l’amore».

Interrogativi ardui ma emblematici, volti a comprendere l’autenticità del proprio sentire, avvolti nel pezzo da una produzione ritmata e coinvolgente – curata da Filippo Ferrari -, capace di avvalorare l’intensità del testo e di accompagnarci, mano nella mano, in un faccia a faccia con noi stessi, attraverso un’analisi, attenta e minuziosa, delle nostre emozioni più profonde, quelle che a volte celiamo per il timore della loro stessa esistenza, ma che, “tra le righe”, continuano a farsi strada nella nostra anima.

Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale, diretto da Tihana Jana Vukic nella suggestiva cornice del Teatro alle Vigne che, con il patrocinio del Comune di Lodi, riflette in un’emozionante sequenza di frame in bianco e nero, l’atmosfera intimista e malinconica del progetto.

Originali, diretti e caleidoscopici, dotati di una notevole capacità comunicativa e di una presenza scenica unica e frizzante, i Tes si riconfermano come una delle migliori proposte della scena indie-pop italiana.

 

Si ringrazia come sempre l’Ufficio Stampa Music & Media Press.

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