Gabry Marco e la Sardegna sottopelle: “Casa mia” è il respiro di chi non sa stare lontano

I luoghi non sono mai neutri. Trattengono odori, voci, ricordi. E quando si parte, continuano a lavorare dentro di noi, sottopelle. Un’antropologia del paesaggio che la musica pop ha spesso trascurato, preferendo il non-luogo delle produzioni sintetiche alla ruvida concretezza della terra. Eppure, il senso di smarrimento che definisce la nostra epoca sembra trovare una cura solo nel ritorno a coordinate precise, fisiche, olfattive. Gabry Marco riparte da lì e lo fa con “Casa Mia“, il suo nuovo singolo che ambisce a ridefinire il concetto di dimora, spostandolo dall’abitare al riconoscersi.

Interamente scritto, composto e arrangiato dallo stesso cantautore, il brano è un pop country moderno che innesta le venature del folk sardo su una linea melodica nuda, legata alla componente acustica.

Un progetto che si allontana volutamente dalla classica narrazione turistica dell’isola per concentrarsi su una dimensione quasi selvatica. La Sardegna diventa il prolungamento del proprio vissuto: il maestrale e il profumo dei mirti cessano di essere elementi naturalistici perché coincidono con una persona. L’assenza, il silenzio, il vuoto della separazione sono descritti come l’unico metro possibile dell’appartenenza. Un legame che sopravvive alla distanza, una riflessione sul passato intesa non come rimpianto, ma come guida per un presente frammentato.

“Casa Mia” vive del contrasto tra la nitidezza delle immagini dal respiro quasi bucolico — i fiori di corbezzolo, i colori smeraldo — e la durezza di una nostalgia che l’artista sceglie di non mitigare. La risoluzione arriva in un ritornello che recupera la forza del canto popolare, dove la terra e il volto dell’altro finiscono per sovrapporsi.

Dopo i riscontri digitali di brani come “Un altro giorno”, Gabry Marco rallenta il passo, si ferma davanti all’orizzonte e ritrova una scrittura più raccolta.

«Mentre ero al mare, guardando l’orizzonte, ho compreso quanto spesso colleghiamo determinati posti alle persone – dichiara l’artista -. Riconoscersi, perdersi e infine ritrovarsi. Ho voluto raccontare un amore legato alla terra di Sardegna, dove il maestrale e il profumo dei mirti diventano l’unico modo che ho per colmare l’assenza. In questo brano la mia terra non vuole essere un fondale o una cartolina turistica, ma l’impronta di chi amo: un vuoto che sale ogni volta che vado via, ma che mi ricorda dove sono le radici.»

Con una carriera avviata nel 2011, snodata attraverso tappe significative come Area Sanremo e il live ai Magazzini Generali di Milano, Gabry Marco torna come un artista che ha smesso di cercare conferme altrove, trovando nella propria biografia e nel vento della propria isola la gravità necessaria per restare a terra e la voce per chiamare, finalmente, qualcuno “casa”.

 

Biografia.
Gabry Marco è un cantautore sardo attivo dal 2011. Nel suo percorso artistico la scrittura ha sempre rappresentato un punto fermo: un luogo di osservazione, in cui il racconto personale si intreccia a una riflessione più ampia sull’identità, sull’appartenenza e sul rapporto con i luoghi. Nel corso degli anni prende parte a contesti di rilievo come Area Sanremo e si esibisce su palchi come quello dei Magazzini Generali di Milano, affinando una cifra espressiva che trova nell’essenzialità e nella dimensione acustica il proprio centro di gravità. La sua musica si muove tra pop, folk e suggestioni country, con un’attenzione costante al valore narrativo delle canzoni. Dopo i riscontri digitali ottenuti con brani come “Un altro giorno”, Gabry Marco sceglie di rallentare, tornando a una forma più raccolta e consapevole.

 

Si ringrazia come sempre l’Ufficio Stampa Music & Media Press.

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