Michele Bitossi: “Mi piace spiazzare e spiazzarmi”

Come annunciato in questo articolo, è disponibile su tutte le piattaforme digitali “Non ho“, il nuovo sinolo di Michele Bitossi, accompagnato dal videoclip ufficiale, diretto da Irwin Kovach e visibile qui.

Ieri abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l’artista; di seguito, quanto ci ha raccontato.

Michele Bitossi – Intervista.

Ciao Michele, benvenuto su Musica In Contatto e grazie per questa chiacchierata. Quanto l’attuale situazione ha influenzato la nascita del tuo nuovo singolo, “Non ho”?

In realtà non molto. Le cose che dico nel testo le penso da sempre. Con la frase “le canzoni si scrivono da sole, mica sono scemo che mi metto pure a lavorare”, ho cercato di sintetizzare un qualcosa che, purtroppo, avverto nell’aria. Molti tendono a pensare che dietro ad una canzone non ci sia un vero e proprio lavoro. Non parlo solo di produzione, arrangiamento, registrazione, ma proprio della scrittura. Certo, può anche capitare che scriva una canzone figa in dieci minuti. Non c’è una regola. Saranno però stati dieci minuti figli dei vent’anni di lavoro passati. Diciamo comunque che la situazione contingente, che sta evidenziando in maniera drastica le enormi difficoltà in cui versa chi lavora a vari livelli nel mondo della musica, mi ha motivato ulteriormente a pubblicare questa canzone.

Rispetto ai tuoi precedenti percorsi musicali, com’è cambiato il tuo songwriting?

Intanto mi sono distaccato un po’ dalla chitarra, con cui da sempre compongo. Ho avuto la sensazione di essere arrivato ad una sorta di punto morto, di continuare a fare un po’ la stessa cosa, di aver perso stimoli. Così ho accantonato per un lungo periodo il “mio” strumento e ho imparato a suonicchiare il piano. Mi si è aperto un mondo melodico e armonico. Parallelamente, ho iniziato a comporre anche senza strumenti acustici, partendo da melodie vocali, da beats, lavorando su basi di amici produce su cui ho scritto topline e testi. La collaborazione con altri per me è linfa vitale e fucina costante di stimoli creativi. A livello prettamente tecnico ho cercato di semplificare armonicamente la mia scrittura per creare canzoni più immediate rinunciando all’autocompiacimento, spesso involontario ma deleterio, che ha volte ha minato il mio songwriting. Ultimamente ho ripreso in mano la mia amata chitarra e stanno uscendo cose interessanti anche da lei.

Tre dischi senza i quali non potrebbe esistere il presente musicale di Michele Bitossi (intendo come influenze)?

Tre sono pochissimi, ma mi sforzo e rispondo: “Murmur” dei Rem, “The Queen Is Dead” degli Smiths e “Pigro” di Ivan Graziani.

Pubblicare singoli anziché dischi, da molta più libertà all’artista. Sei d’accordo? Continuerai su questa strada?

In generale, da qualche anno a questa parte, si sta consumando una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda i metodi di pubblicazione della musica. Tantissime “regole” non scritte sono venute meno, le carte sono state sparigliate a tutti livelli. Uno degli aspetti più rilavanti di questo cambio di rotta totale è il fatto che si sia mano a mano tornati alla fruizione del singolo pezzo, più che di un album completo. Questo per me è un vero peccato ma è la realtà che lo dice. L’attenzione media degli ascoltatori nelle piattaforme di streaming è ormai bassissima, prova ne sia il fatto che ska durata media di un singolo non più di tre minuti e mezzo ma di meno di tre minuti. Io continuerò a fare dischi, se avrò la motivazione per farlo e, soprattutto, qualcosa da dire. Per adesso non mi pongo limiti. Ho in programma di pubblicare un Ep a gennaio, per dire.

È da poco uscito il video di “Non ho”, in una versione acustica e molto delicata. Perché questa scelta?

Mi piace molto il fatto di pubblicare anche versioni acustiche dei miei brani. L’ho fatto con “Solo un’idea” e l’ho rifatto con “Non ho”. Questa volta però ho anche realizzato un videoclip che cattura proprio il momento in cui, insieme a Lorenzo Di Blasi, pianista eccelso, abbiamo registrato la traccia. Proprio per il fatto che mi piace spiazzare e spiazzarmi ho deciso che quello sarebbe stato il “video ufficiale” del pezzo, che nella versione originale è stato prodotto col grande Matteo Cantaluppi ed ha un respiro molto più elettro pop.

 

Si ringraziano Michele Bitossi e, come sempre, l’Ufficio Stampa Astarte.

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