Moder: domani esce “Ci sentiamo poi”, il suo nuovo album

Esce domani, martedì 3 Marzo, “Ci sentiamo poi” (Glory Hole Records) il nuovo album di Moder, artista ravennate presente nella scena rap dai primi anni 2000.

Un rapper in grado di unire attualità e poesia, con suoni contemporanei, rimanendo però fedele a quella “vecchia scuola” italiana che tanto piace ai nostalgici degli anni Novanta e dei primi Duemila (noi compresi).

Reduce dal successo del suo album d’esordio,”8 dicembre”, che lo ha portato a calcare innumerevoli palchi, Moder realizza un disco che racchiude 16 canzoni, figlie di questo continuo non fermarsi. Ogni pezzo è una polaroid che racchiude in sé l’identità del suo creatore, la ricerca di ogni suono, di ogni nota è parte del suo vissuto e del suo DNA.
Liquidando velocemente le distrazioni e le futilità con un classico “ci sentiamo poi”, il rapper ha sentito la necessità di creare “canzoni” vere e proprie, togliendo il superfluo per lasciare solo ciò che serve e ciò che non si può tacere, senza scuse.

Prodotto insieme a Duna (b-boy della storica crew Break The Funk ed ingegnere del suono), Moder sviluppa un lavoro di arrangiamento sulle proprie canzoni, attraverso macchine analogiche e post-produzione, per oltrepassare il concetto di Beat e Rap. Il tutto farcito dalla collaborazione di numerosi artisti conosciuti durante il percorso, che lo stesso Moder definisce uno “strano collettivo che racchiude il riassunto di una vita a inseguire le parole”.

Un disco ispirante ed ispirato,, con un’impronta unica che si rifà alla letteratura (Pasolini, Fante, Auster, Blake, Nietzsche), al cantautorato (Cohen, Conte, Filippo Gatti, Flavio Giurato) e, chiaramente, al rap (J. Cole, Talib Kweli, Stormzy, Mac Miller).

“Ci sentiamo poi” è una raccolta di frammenti, raccolti di palco in palco, perdendo tempo, occasioni, amici, portafogli, chiavi, numeri di telefono. E’ la telefonata più importante della vita di Moder, una telefonata a cui nessuno ha mai risposto.

L’artista ha raccolto ogni pezzo che gli stava nelle tasche e quando non c’era più spazio è entrato in studio. Dentro questi scatti di vita ci sono le figlie, la famiglia, tutto ciò che odia di se stesso. Ci sono la nebbia, gli occhi grigi della provincia, i pub, la vita che ti ricorda che hai un debito da pagare. Ci sono tutti gli errori che forse sono il futuro. Ci sono le canzoni, realizzate studiando i migliori e lavorando come mai prima.

Tra i feat. presenti: Murubutu, Claver Gold, Stephkill e Dj 5L.

«In questo disco – racconta l’artista -, c’è tutto ciò che potevo dare, ogni goccia di sudore che ho versato. Ora tocca ricominciare da capo. “Ci sentiamo poi”».

Un album completo, una scrittura matura e fluida, in grado di raccontare a cuore aperto il vissuto dell’artista, circostanze e momenti dell’esistenza che sfiorano prepotentemente la nostra anima e ci cambiano, rendendoci in prima istanza più fragili e giorno dopo giorno più forti, più tenaci, più affamati di vita.
Un album emozionante dalla prima all’ultima traccia, capace di scuotere le coscienze, anche grazie ad un flow liscio, scorrevole, e a parole scelte minuziosamente. Un album che vi invitiamo ad ascoltare e riascoltare, per cogliere le sfumature profonde e differenti di ogni singolo brano.

Questa, la tracklist:

  1. Preferirei di no (feat. Dj 5L, prod. Kd-one)
  2. Birre in lattina (prod. Kd-one)
  3. Bimbi sperduti (feat. Stephkill & Claver Gold, prod. Kd-one)
  4. Mentre urliamo (prod. Kd-one)
  5. Piccola Iena (prod. Badnews)
  6. Il panchinaro fuoriclasse (prod. Kd-one)
  7. Non ne posso più
  8. Dall’altra parte (prod. Tony Lattuga)
  9. 10, 9, 8 (feat. Foreloch, prod. Badnews)
  10. La musa insolente (feat. Murubutu, prod. Dj West)
  11. Notti di catrame (prod. Kd-one)
  12. Assassini (prod. Kd-one)
  13. Quando torni a casa (prod. Il Tenente)
  14. Frantumato (feat. Alex Ferro, prod. Kd-one)
  15. Bolle di sapone (prod. Kd-one)
  16. Tieni il resto (prod. Koralle)

Il disco è stato registrato da Andre “Duna” Scardovi, Francesco Giampaoli, Danni Zannoni, Alex Ferro, Ivano Giovedì in diversi studi sparsi per la Romagna, mixato e masterizzato da Andre “Duna” Scardovi con il suo MCA presso Dunastudio a Russi (Ra) e vede la direzione artistica e gli arrangiamenti di Moder e di Andre “Duna” Scardovi.

Di seguito, Moder ci racconta il suo nuovo progetto Track by Track.

Preferirei di no. “Preferirei di no” è una presa di posizione netta, la citazione è tratta da “Bartleby lo scrivano” un racconto di Melville. In questo mondo di urla e di ego-pornografia dove tutti dicono la loro lasciando dietro un cimitero di opinioni parziali la frase “Preferirei di no” è l’unica possibile ribellione. Stiamo diventando cadaveri smunti piccoli “Bartleby” che si auto-costringono a morire di un’inedia di idee, un’inedia che ci mastica vivi e ci tramuta in orrende bestiole. Le citazioni alla trap (Young Signorino) non sono assolutamente “dissing” agli artisti, ma a tutta questa pattumiera mediatica che è diventata la musica ci tengo a sottolinearlo perché molti useranno quelle citazioni per mettermi nel partito di chi è contro qualcosa, queste citazioni vogliono specchiarsi con il mio tempo: la trap ha segnato la musica italiana e mondiale e ognuno può ascoltarla o no ma non può non farci i conti.

Birre in lattina. Questo pezzo si è scritto da solo, in 20 minuti era finito. Credo sia una sorta di riassunto di ciò che sono nel bene e nel male. C’è il mare, c’è la città, c’è quella solitudine che ti abbraccia mano a mano che cresci e in fondo sai che non se ne andrà più. Ho sempre un foglietto stropicciato in tasca con qualche parola in rima scarabocchiata sopra, scarabocchiare cartacce forse è solo un modo per illudermi che qualcosa può ancora succedere.

Bimbi sperduti. Io e Claver abbiamo condiviso palchi, ore di macchina, alcuni di questi momenti credo siano stati indimenticabili per entrambi. Siamo diversissimi io più estroverso e casinaro, lui riflessivo e attento ma in tutto questo ho sempre riconosciuto qualcosa che ci univa. Ricordo quando ci vedemmo per la prima volta a una serata a Bologna da allora in una qualche maniera ci siamo sempre tenuti in contatto coinvolgendoci in pezzi e serate. Passiamo anche mesi senza sentirci o vederci poi ci si incrocia e si torna nel 2013 quando tutto stava iniziando. “Bimbi sperduti” in fondo è ciò che siamo entrambi. Il ritornello l’ho fatto interpretare a Steph che mi aveva già aiutato in “Viale Roma” la sua voce fumosa era l’unica che poteva cantare questo ritornello.

Mentre urliamo. E’ una canzone d’amore sfocata, carne e cemento. Un livido che mi accompagna ogni giorno, e che ringrazierò per sempre. Il nostro matrimonio celebrato da preti in borghese dentro palazzoni scrostati che sono le nostre chiese…. La cosa più vicina a un “per sempre” che conosco.

Piccola iena. Quando morì mio padre cambiai per sempre. Per tanto tempo cercai di capire chi ero e cosa volevo in quel turbine che sviluppò quel lutto imparai cosa fossero i debiti, il lavoro che guardavo negli occhi stanchi di mia madre. Imparai il sudore, la fame e l’odio, ogni piccola iena deve aspettare il momento giusto per avvicinarsi alla preda, e al momento giusto deve lasciarsi dietro ogni esitazione.

Il panchinaro fuoriclasse. Questo è il brano più “Rap” del disco uno sfogo lungo 52 barre. Vedo tutti sgomitare per un posto o meglio un ruolo: il povero, il buffone, il duro, il bello. Io sono li che aspetto a bordo campo scaldandomi, sono pronto mister.

Non ne posso più. Sono fierissimo di questo pezzo, parte da una mia idea che abbiamo poi assestato (grazie alla chitarra di Gianca, il piano di Peruch, il rullo di Frat e al contrabbasso di Checco). Lo abbiamo lasciato nudo e crudo per lasciare scorrere il flusso. Una serata come tante che potrebbe succedere dovunque. L’ho scritta ancora sbronzo, ho messo in fila quelle immagini sfocate ed è venuto fuori questo blues in Hangover.

Dall’altra parte. Parlare di questo pezzo è molto difficile perché mi ha tirato fuori delle cose che mi terrorizzano, la morte, la sensazione che sia troppo tardi. Ma dentro c’è anche la voglia di una vita normale e la consapevolezza di avere tutto ciò di cui ho bisogno vada come vada.

10, 9, 8. Usare il raggae per testi di un certo tipo mi ha sempre intrigato. Se vogliamo “10, 9, 8” è uno storytelling per lampi che cerca di raccontare gli anni capodanno dopo capodanno. Con me Forelock che è forse il miglior artista raggae italiano e confeziona un ritornello che sa di rivalsa.

La musa insolente. Murubutu è un amico da molti anni, ma non mi ero mai misurato in uno storytelling insieme a lui. Siamo partiti dalla biografia di un noto brigatista per indagare cosa spingesse un uomo a mettere la propria vita sul piatto in nome di un ideale. L’ispirazione ce l’ha data il beat di Dj West. Gli anni di piombo prima e il delitto Moro poi, hanno segnato un triste capitolo di questo paese, generazioni di giovani sono bruciate nel fuoco delle idee lasciando interrogativi aperti. Il finale è una riscrittura della realtà, cosa resta alla fine? Felicissimo di aver fatto un pezzo con Alessio e lo ringrazio per ogni barra.

Notti di catrame. Questo forse è il primo pezzo che ho scritto per “Ci sentiamo poi”. Il futuro è un pescecane che ci sbrana pezzo per per pezzo e la fine è ugualmente scontata per tutti. In questo casino di mondo dove tutto pare avere una scadenza ed un prezzo io mi sono chiesto cosa volessi, non sono sicuro di saperlo, ma l’unica risposta che mi è uscita è “non voglio diventare ricco ma avere una scelta”.

Assassini. In questi anni assurdi per il nostro Paese ho visto i potenti farsi profeti, ho visto persone normalissime trasformarsi in bestie, chiudere le orecchie e aprire le fauci. Ho visto l’indifferenza diventare connivenza, ho visto ridere dei morti, ho visto le forze dell’ordine uccidere, ho visto la paura prendersi tutto e tutti li a fare aperitivo. Io mi ricordo di voi infami, non mi fate paura anche se siete tanti, e griderò sempre a squarciagola che siete ASSASSINI.

Quando torni a casa. Questo pezzo è per Matilde e Adele le mie due figlie. Mi hanno ricordato come perdermi nelle venature delle foglie, come sia importante avere i sassi e i fiori in tasca. Mi hanno insegnato come si sta in piedi e come si può uccidere la paura. Io spero di aver lasciato loro qualcosa, io che sono bravo solo a “immaginare” a “non mollare mai anche quando si dovrebbe”. Grazie piccole, sempre vostro papà.

Frantumato. Il mio rapporto con l’alcol è sempre presente in qualche modo ma questo brano in particolare. Frantumato è la cronistoria di una sbronza inutile e triste… quelle da cui ti svegli con un gran mal di testa e troppi rimorsi. Alex ha reso il ritornello un mantra che sento ogni volta che bevo.

Bolle di sapone. Quando Kd mi ha mandato ho scritto la prima strofa in 2 minuti. Questo pezzo è dedicato a chi ha creduto in me, in primis la mia compagna. Mi ero sempre sentito invincibile ma ora so la verità ed è stato durissimo accettarlo. Non so per quanto tempo riuscirò ancora a vivere come vivo ma ormai lo devo a tanti quindi continuerò ad attaccare muri di nebbia e mulini a vento per un bel po’.

Tieni il resto. Io e Koralle siamo cresciuti insieme in questa cosa della musica poi i Lato Oscuro si sono sciolti, lui è diventato godblesscomputers, io ho fatto il mio primo progetto solista. Ma non ci siamo ma persi di vista nemmeno quando stava a Berlino. Quest’estate ci siamo visti a una serata in cui cantavo, la notte stessa mi ha inviato questa base e l’ho fatta suonare per mesi fino a che il giorno prima di chiudere il disco le parole sono uscite. Ho capito subito che questo pezzo sanciva la fine dell’album aveva in se una parte di ogni pezzo. C’è un momento in cui il disco da tuo diventa un entità a se credo sia successo quando ho ascoltato questo pezzo che dedico a tutti i baristi che mi sopportano.

 

Si ringrazia come sempre l’Ufficio Stampa di Sfera Cubica.

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