Blugrana: il 22 Marzo esce “Salvami”, il loro nuovo album

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Uscirà venerdì 22 Marzo “Salvami”, il nuovo disco dei Blugrana.

Preceduto dai singoli “Ora sei…cosa sei?” e “Bellissimo“, “Salvami” è da considerarsi il disco più complesso ed articolato nella carriera della band piacentina. È un concept album sulla vita dell’uomo qualunque e sulle difficoltà che ogni giorno la vita gli pone innanzi.
Lo stile aggressivo ed impetuoso tipico dei Blugrana, è da rintracciarsi soprattutto nei primi brani, che raccontano la rabbia dell’incomprensione e del ripiegamento in se stessi. Nei successivi, si intravede invece un messaggio di speranza, da ritrovarsi nella presenza di coloro che ci stanno accanto e che possono rispondere alla richiesta di aiuto: “Salvami”.

Di seguito, la tracklist ed il racconto track by track dell’album.

“Salvami” Tracklist:

  1. Ora sei… cosa sei?
  2. Stoner
  3. Verità
  4. Bellissimo
  5. Mi hanno detto
  6. Vivido
  7. Melina
  8. Pezzi
  9. Attimo
  10. Salvami

“Salvami” Track by Track.

1- “Ora sei…cosa sei?”
«Questa canzone è nata per raccontare il tema dell’identità, ovvero come un uomo cerca sempre un posto nel mondo prendendo strade che gli sembrano giuste e sacrosante ma che col tempo si rivelano sbagliate ed inadeguate. L’uomo, allora, si pone domande esistenziali perché non riesce a concepire di dover scegliere fra il prosieguo di una vita che non gli appartiene più oppure l’inizio di una nuova vita incerta che potrebbe portarlo a peggiorare la sua situazione».
E’ un brano introspettivo, che racconta le insicurezze dell’uomo e della sua quotidiana sensazione di inadeguatezza. È accompagnato da un video che vede protagonista un figurante vestito da antico romano che si aggira per una Roma vuota e desolata. Il gladiatore è il veicolo del messaggio della canzone e un personaggio nel quale ogni uomo può identificarsi. L’idea è nata dalla concezione dell’uomo come moderno Don Chisciotte: un personaggio in pena, convinto di essere in guerra con il mondo quando è solo in guerra con se stesso.

2- “Stoner”. «Siamo esseri viventi chiamati “uomini”; deboli per natura, ed in balia delle infinite oscillazioni della vita: dalla gioia al dolore, dalla salute alla infermità. La vita non fa sconti e spesso viverla fa male, non potendola in nessun modo aggirare. Non esiste sofferenza ammissibile né abbiamo il potere di metterci al riparo dal dolore, dalla malattia. Duro e disumano percorso “il male”, e noi impotenti: non esistono scorciatoie ne’ strade che conducono alla salvezza. È una distanza che va sfatata percorrendola. Il dolore che nasce da una malattia non ha una soluzione ma può essere alleviato magari interpretandolo e attraversandolo tutto a piedi nudi».

3- “Verità”. «Verità, è una parola pregna di significato e lo spazio riservatole nella società attuale diventa sempre più angusto. Verità non è solo una parola ma è ancor più un concetto, un modo di vivere, di crescere. L’eccesso ha spodestato la verità e assume dimensioni esasperate, autoalimentandosi.
Tutto e subito. La regola è “il troppo” ed il senso del limite e della misura è stato chiuso in cantina ed etichettato come arcaico. Abbandoniamo questo concetto deviante e, lasciata alle spalle l’inutile e “stomachevole” abbondanza, torniamo alla ricerca dei veri valori. Insegnare a perdere equivale a vincere.
Chi “ha”, nell’apparenza non riconoscerà la sostanza di “avere”, chi “non ha”, sarà felice di “avere”»

4- “Bellissimo”. E’ rock ballad intima e riflessiva, non solo nel testo ma anche nella musica. Il brano è stato composto dal cantante Marcello Mautone, dopo un sogno che lo ha visto protagonista con Lucio Dalla, al quale la band afferma di dedicare il pezzo. Racconta di quanto spesso le persone si buttano via, schiacciate da una vita difficile e frenetica, cercando nell’autoesilio la soluzione ai problemi ed accorgendosi, soffrendo, che non ci si salva mai da soli: a volte basta solo alzare lo sguardo e vedere una mano tesa, pronta ad aiutare. Qui, il videoclip ufficiale del brano.

5- “Mi hanno detto”. «Bravi, obbedienti, buoni e soprattutto sottomessi. Vogliono farci credere che per essere amati bisogna incarnare l’ideale, la perfezione, perché l’amore va meritato e barattato. Niente di più deviato. Si attraversano gli anni e, crescendo, ci si accorge di essere stati nutriti di briciole d’amore e di presenze, di ricatti e manipolazioni. Apri gli occhi e ti ritrovi adulto senza saper riconoscere il sapore, il gusto del vero amore. Questa è la strada che conduce all'”accontentarsi”. Il racconto comodo alla società. Questa è una menzogna e non può essere tramandata: l’amore è una dolce seduzione ma anche falsa verità, accelerazione di emozioni ma anche vendetta atroce. Unico protagonista: te stesso; corazzato per attraversare un percorso, frutto del proprio passato e del presente individuale, che si affaccia alle segrete aspettative della vita futura. A mani nude, e forti della propria struttura emotiva, erigiamo le solide basi dell’autostima e dell’amor proprio per poter irrompere come un fiume in piena e travolgere i banali luoghi comuni».

6- “Vivido”. «Storia d’amore che non cede alle banalità di quei sentimenti patinati e che lasciano indifferenti ma che affascina in quanto luccica di una perfetta imperfezione; una storia d’amore bella perché “disperata” che non racconta niente di meravigliosamente sensazionale.
Straordinaria storia che nutre in sé una insospettabile potenza.
Misteriosa e che insinua il dubbio che finisca non come accade nelle favole.
Il tormento dei sentimenti che possono mettere di fronte ad un “non futuro”. Acuto e sottile, il nostro guerriero, avvelenato nell’animo, cammina da solo».

7- “Melina” «Colpi regolari di batteria che esprimono la certezza del sentimento provato e, sullo sfondo, una chitarra dalle vibrazioni allungate che interpretano l’incertezza di essere ricambiati: questo è l’incipit di melina. Il rincorrersi affannoso di due anime confuse che vagano alla ricerca del sentimento puro, macchiato ora da quelle verità che si nascondono tra le pieghe di lenzuola sgualcite ad ornamento di un letto disfatto dalla passione. Il dubbio incalza ed infrange atrocemente l’illusione di conquistare la fusione delle due anime, e non solo dei corpi nudi. E’ troppo tardi, la corsa è finita: le due persone si sono perse. L’amore non è cosa semplice; per amare bisogna essere forti e ancor più forti per ricambiare l’amore ricevuto. Se la guerra è persa si porta in dono, a quel cuore superficiale che non è stato in grado di comprendere il sentimento offertogli, la propria libertà. Si ritorna casa, da soli, ma stringendo tra le mani la propria dignità».

8- “Pezzi”. «Inesorabile il tempo scorre alle cadenze dei suoni incalzanti della musica che fa da cornice ad una voce decisa e a tratti riflessiva. Divorati le ore, i giorni, i mesi e gli anni, nel saggio intento di creare grandi progetti, guardiamo le mani che sono rimaste vuote perché la vita ci è sfuggita tra le dita. Irrimediabilmente è cambiata la nostra esistenza e nello scorrere dei momenti, che crediamo nostri, resta solo l’amara consapevolezza di essere rimasti “chiusi fuori” e di non poter “rientrare”. Delle primavere non ne abbiamo visti i colori, dell’inverno non ne abbiamo sentito il freddo. Ci si accorge, con amarezza, di aver seminato, nel corso della breve esistenza, brandelli di cuore qua e là,pezzi di noi stessi, raccolti da affamati di linfa altrui e a noi non ne sono rimasti abbastanza per rimanere in vita. Riprendiamo ciò che ci appartiene, ciò che siamo, pretendendo il “tutto” o coraggiosamente rassegnandoci al “niente”. Almeno saremo noi stessi senza mai aver negato la nostra generosità di donarci agli altri».

9- “Attimo”. «Ancora una volta ritroviamo l’uomo come protagonista della vita di tutti i giorni.
Quell’uomo comune, quell’uomo dolce, sincero, premuroso verso chi gli è davanti, che inevitabilmente si scontra con chi, diversamente da lui, è figlio di questa falsa società, bugiarda che ti volta le spalle appena ti spogli a nudo; quella società che ti costringere alla continua ricerca di una maschera, per difenderti…per salvarti e per andare avanti…molto spesso offuscando i tuoi sogni. Dopo la ricerca del proprio posto nel mondo, della propria identità…dopo aver raccolto il proprio cuore masticato ed averlo donato a chi ci salverà, c’è Il sogno…che si mescola alla vita di ogni giorno!! La vita quotidiana che ti rapisce e ti risucchia nel suo vortice dove i confronti e le sfide, fanno da padroni…che ti priva di tutte le tue forze…… Ma il sole è “dietro l’angolo”, basta un piccolo sforzo ed è lì ad illuminare tutto come ad esempio brillano gli strumenti all’ultimo piano di un grattacielo, baciati dal sole che scalda i cuori di chi permette con le proprie mani, di sentirne “la voce”……rispetto a quando proprio gli stessi strumenti e le stesse mani, si ritrovano al buio di una sala prove….il prima e il dopo…la realtà ed il sogno….l’allegria e la bellezza racchiusa in una sala prove, seppur scura e non baciata dal sole, che in seguito si trasforma in una “sala prove nel cielo”, l’espressione più alta in assoluto….un esplosione liberatoria d’emozioni!! Ed è proprio lì che arrivano i sogni…sono proprio i sogni che ti tengono vivo ad ogni età…cambiano, si modificano ma ti fanno brillare gli occhi ed il cuore sempre e per sempre…con semplicità. Ogni persona ha un sogno…ed a volte quel sogno passa talmente tanto veloce, lì davanti a te che non facciamo in tempo ad accorgercene!».
“Attimo” è il nuovo singolo dei Blugrana, che sarà in rotazione radiofonica dal giorno della pubblicazione dell’album, venerdì 22 Marzo. Nel videoclip ufficiale, la band vive situazioni che raccontano la quotidianità di ognuno di loro, spesso noiosa e stressante, come quella di tutti gli uomini. Ad animare ogni giorno ci sono però i sogni, che rischiarano dal buio della banalità e permettono di vedere oltre. Per i Blugrana i sogni hanno il sapore della musica, che riempie la loro vita e li fa sentire liberi… anche di suonare sul tetto di un palazzo!

10- “Salvami”. «Su arrangiamenti dolci, delicati ed armoniosi nasce la canzone che ha battezzato l’intero album. Con aria sognante sì orna di melodie di pianoforte e con la forza della sua semplicità esprime uno dei concetti chiave della vita. Capita a tutti di “ritrovarsi” proprio nel momento in cui si crede che ci si sta perdendo.
E’ uno smarrimento improvviso che fa da ponte verso una nuova condizione individuale. Il silenzio assordante, quello dell’anima, ci spaventa è proprio in quel silenzio che ritroviamo chi siamo. Non importa se è una giornata di sole, non importa se è una giornata grigia, l’importante è camminare a testa alta, ma non troppo alta così da poter vedere dove vai e soprattutto da poter vedere chi ti è difronte di modo che, chi ti è vicino, possa sentire nel tuo silenzio quell’urlo che dice “SALVAMI”».

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Conosciamo meglio i Blugrana.

La storia dei Blugrana inizia nel 2003 in una piccola discoteca piacentina, e gran parte del merito si deve nientemeno che alla leggenda del calcio Diego Armando Maradona. Marcello Mautone, infatti, aveva iniziato una discussione su chi fosse il più grande calciatore di tutti i tempi e, tessendo le lodi del campione argentino, incontrò l’appoggio di Biagio Siero. Quello strano incontro dà vita ad un’amicizia duratura e getta le basi per il futuro dei Blugrana. Marcello e Biagio, oltre ad avere in comune la passione per il calcio, condividevano anche quella per la musica, ed iniziano a comporre e suonare insieme, rispettivamente la chitarra e la batteria, nei Voorhees, la band punk-rock nella quale Marcello suonava da tempo. I Blugrana scrivono poco dopo “Miele”, brano mai pubblicato, ma che è fondamentale nella storia della band. Prende vita il progetto Blugrana nella sala prove che diventa la casa del gruppo, dove scrivono e suonano senza sosta i primi quattro brani. Grazie a quella prima demo riescono ad ottenere il loro primo ingaggio in uno storico locale nel piacentino, il “Fillmore” di Cortemaggiore. Il primo concerto, di fronte ad un pubblico molto esiguo, non fa che aumentare il loro entusiasmo e la voglia di esibirsi. Da quel momento iniziano a suonare nei luoghi più disparati, e cambiando il chitarrista, il cui apporto creativo permise la scrittura di nuovi brani e l’incisione della nuova demo “Blugrana”, realizzata all’Elfo Studio di Tavernago (PC) nel 2004. Da allora la band, con diverse formazioni, continua a farsi conoscere con i live. Grazie alla rinnovata collaborazione con Bruno Tomasello, amico di vecchia data di Marcello e colui che per primo lo avvicinò alla musica e alla scrittura, i Blugrana registrano nel 2005 una nuova demo, “Ultimo viaggio” al Mofo Studio di Piacenza. Questo nuovo progetto permette ai ragazzi di partecipare a festival e concorsi come Rock Targato Italia, dove arrivano in finale, e aprono i live di Moltheni e Ministri. Iniziano a suonare toccando diverse località del nord Italia. Nella dimensione del concerto i Blugrana trovano il miglior modo di esprimersi e raccontare la musica che per anni hanno provato in studio. Per il primo album omonimo registrano presso il Massive Arts Studio di Milano con Fabrizio Grenghi, mix di Marco Barusso e master di Alberto Cutolo. Il disco esce nel febbraio 2011, grazie a questo i Blugrana vincono diversi concorsi e realizzano anche il loro primo videoclip per il singolo “Desmael”. Continua la loro attività dal vivo che li porterà a suonare su palchi prestigiosi e ad aprire i concerti di Subsonica, Bud Spencer Blues Explosion e tanti altri. Nel 2015 i Blugrana rientrano in studio di registrazione al Dance Tool di Piacenza per registrare il loro secondo album “Così Lontano”. In seguito, trovano nel chitarrista Matteo Cavanna il quarto componente fondamentale, con il quale dare inizio al nuovo progetto e entrare in sala di registrazione (i Giardini Sonori di Piacenza), dove incidono il terzo album di inediti ed il primo con la nuova formazione. I Blugrana hanno prodotto ed arrangiato tutti i nuovi brani, grazie anche all’ apporto creativo di Matteo, arrivando oggi a presentare “Ora sei… cosa sei?” il primo singolo che anticipa il nuovo album. L’attuale formazione della band vede Marcello Mautone (voce e chitarra), Matteo Cavanna (chitarra), Biagio Siero (batteria) e Marco Marzaroli (basso).

 

Si ringrazia come sempre l’Ufficio Stampa di Parole & Dintorni.

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