Sanremo 2019: Irama in Conferenza Stampa

Anche Irama è giunto, oggi pomeriggio, in Sala Stampa per la Conferenza con i giornalisti.

Una collega chiede com’è nata la storia di “La ragazza con il cuore di latta“, il brano con cui Irama è in gara al 69° Festival di Sanremo. Questa, la sua risposta:

“Non mi piace pensare che sia soltanto una storia, mi piace pensare che siano migliaia di storie, oltre che in italia, nel mondo.
Non ho voluto denunciare qualcosa, ho voluto raccontare una verità. Penso che il concetto più importante nelle canzoni sia quello di raccontare una verità. Se qualcuno la sente sulla propria pelle e ne trae qualcosa di positivo, per me è un onore incredibile”.

Sul coro gospel:

“Quando ho scritto la canzone, sentivo un’apertura come una preghiera. Il coro coro gospel che racconta quasi una preghiera. Nella canzone racconto un inno alla vita. Qualcosa di meraviglioso che nasce”.

Gli viene poi chiesto “Cosa è successo per farti passare dal cantautorato di battisti, Guccini, De André all’Hip Hop, al Rap?”.

“Io sono nato tanto con i cantautori, i miei punti di riferimento, i miei idoli, sono sempre stati Guccini e De Andrè sono stati i miei idoli. Mi sono avvicinato all’hip hop con l’adolescenza, quando ci trovavamo sotto ai portici a cantare. Son sempre stato un po’ un ibrido. Sono stato influenzato da tanti generi. Mi piace sentire la musica, trovo che la sua grandezza sia scoprire ciò che piace, sta proprio nel farti stare bene. Non faccio parte della cultura hip hop ma ne sono stato influenzato”

La domanda successiva è “Dei brani che tu hai scritto quanti ti toccano personalmente?”

“Tanti brani. In particolare Rolex, una canzone del mio primo disco. Un giornalista qui a Sanremo mi disse che non l’avevo scritto io perché non mi apparteneva secondo lui, ero troppo giovane. Ci rimasi male perché quella era una mia storia. Rolex è uno dei testi a cui sono più legato e si rivede anche in Poi poi poi, in Giovani, dove sputo la realtà, quasi un tributo all’Avvelenata di Guccini”.

Un collega chiede “Come riesci a interpretare in maniera così intensa storie che magari non ti appartengono al 100%?”

La cosa più difficile, almeno per me, è interpretare la storia di un altro. Quando mi capita di fare questo tipo di canzone, non voglio mai finire di scriverla. Lì interviene Giuio Renna, che dirige l’orchestra, che a volte si impone e mi obbliga ad andare avanti. Fa male mettersi nei panni di qualcun altro, perché ti accorgi di avere tante fortune, ma è una responsabilità per il cantautore, perché deve cantare la verità e non sempre ci appartiene in prima persona.

Una giornalista domanda ad Irama “A soli 7 anni hai scritto il tuo primo brano. Ma come si scrive un brano a soli 7 anni.

Ero già un rompiscatole, non mi piaceva affatto e l’ho strappata.
Con l’adolescenza mi sono avvicinato al mondo hip hop, della strada e mischiai  un po’ quel mondo a quello della mia scuola, dei cantautori. Non ero molto accettato nel mondo del’hip hop, perché avevo un’attitudine differente, cantavo molto. Io invece uso il rap quando non voglio usare una metafora, essere diretto e schietto. L’ho sempre visto un po’ come un colore il rap nei miei brani.
Ed è questo che sta costruendo la mia identità, un modo di raccontare le storie che mi appartiene”.

Potrebbe interessarti ...

0

Rispondi